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Ritorno a Scuola come affrontarlo

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Il ritorno a Scuola è una fase importante e bisogna sapere come gestirla al meglio.

Alla fine dell’estate capita che i bambini possano avere la testa tra le nuvole, siano ancora più distratti e svogliati degli ultimi giorni di scuola, fare i compiti sia una lotta, e sembra si siano dimenticati tutto ciò che sapevano.

Così i genitori incalzano con frasi del tipo: È finita la pacchia, Tra poco le cose cambieranno, Sei stato a casa tre mesi, sarai stufo di non fare niente!

E invece no, loro non sono stanchi di avere tempo per se stessi, di non avere appuntamenti, orari, impegni, doveri da assolvere…

Sì, perchè lo sport, la scuola, i corsi di musica o di teatro, sono tutte cose interessanti e stimolanti ma, attingere a se stessi, avere tempo di ascoltarsi, di osservare il mondo stando fermi, senza correre, con calma e con un po’ di sana noia…

Beh, è questo il vero successo delle vacanze estive.

I bambini hanno bisogno di questo break per sperimentare ciò che li circonda e che non hanno il tempo di osservare durante l’anno.

Hanno bisogno di utilizzare tutta la loro fantasia per inventare giochi e passatempi, di stare all’aria aperta e respirare, correre, urlare, saltare e rotolare a terra; hanno bisogno di tornare a casa sporchi e sudati.

Quindi, mamme e papà, tenete conto che rinunciare a tutto questo può essere stressante.

Siate comprensivi con i vostri figli un po’ nervosi o distratti in questo periodo dell’anno perchè potrebbero non sentirsi all’altezza della ripresa.

Quindi la vera la domanda è: cosa posso fare per aiutare il mio bambino?

Supportatelo e sostenetelo, rassicurandolo del fatto che sarà in grado di ricominciare alla grande, che la ripresa sarà graduale, che può capitare di dimenticarsi qualcosa, ma appena tornati sui banchi di scuola gli amici, l’ambiente, le insegnanti e il ripasso dell’anno precedente, renderanno tutto automatico e naturale.

Insomma un po’ di tristezza e ansia da ripresa è più che giustificata, e il sostegno di mamma e papà è davvero necessario.

Se invece state affrontando una grande novità, come l’inizio di un nuovo percorso scolastico, il cambio classe, un nuovo sport, ricordatevi che i bambini hanno sempre bisogno di punti di riferimento stabili.

Raccontate quindi del vostro primo giorno di scuola o asilo, di quali strategie avete attuato per sentirvi meglio; passeggiate davanti al nuovo edificio e descrivete insieme ciò che vedete, enfatizzando quello che vi colpisce (un ampio giardino, i disegni dei bambini appesi alle finestre, la grandezza dell’edificio che probabilmente accoglie molti compagni di giochi, fatevi guidare dal bambino descrivendolo o disegnandolo: aule, palestra, mensa…).

Un altro strumento per sedare l’ansia dei bambini è quello di dare un nome alle insegnanti e immaginare se hanno dei figli, o se amano i cani, oppure che sport praticano.

In questo modo renderete umana una figura che per loro risponde solo al nome di maestra, e della quale, in alcune occasioni, hanno un po’ timore.

Soprattutto per l’inizio della scuola materna, ma va benissimo anche per le elementari, inventatevi e costruite insieme un talismano magico, magari con le iniziali dei componenti della vostra famiglia incise sopra, e date a questo oggetto il compito di tenervi compagnia e confortarvi quando ne avete bisogno, anche mamma e papà ne hanno bisogno.

Per esempio quando un collega fa l’antipatico, o quando dopo una giornata di lavoro si trova traffico in tangenziale, o semplicemente per sentirvi più vicini, perché avere nostalgia di casa è del tutto naturale.

Passate questo messaggio ai vostri bambini e con entusiasmo raccontate le vostre esperienze, li faranno sentire meno soli in ciò che provano perché sapere che anche mamma e papà ci sono passati e li hanno affrontati, è davvero rassicurante.

RABBIA e REGOLE

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Rabbia e regole

Cari genitori, la rabbia è un sentimento difficile da esprimere per un esserino piccolo e con poche esperienze, ma è bene permettere al bambino di esternare le sue emozioni, altrimenti non imparerà mai a riconoscerle e a gestirle.

Immaginate cosa succede ad una persona arrabbiata : il battito cardiaco accelera improvvisamente, la temperatura corporea aumenta e d’improvviso si avverte un’energia che non si sa bene come sfogare, ovviamente un adulto tutto questo lo giustifica come reazione ad un evento che lo ha fatto innervosire, per i bambini invece sono sensazioni inspiegabili che lo infastidiscono e spesso lo spaventano; il compito dei genitori è quello di accogliere l’emozione del bambino, consolarlo e spiegargli che non è sbagliato essere arrabbiato, ma spesso lo sono i comportamenti che attuano.

Ma come gestire l’aggressività che deriva dalla rabbia?

Il primo strumento è il contenimento fisico perché è importante per il bambino sapere che qualcuno si occupa delle sue emozioni, e sentirsi accolto nelle sue esigenze lo fa sentire sicuro, poi con voce calma e tranquilla si può cercare di spiegare cosa sta succedendo dando un nome all’emozione e consigliando un metodo per sfogare la rabbia (una corsa in giardino, dei pugni al cuscino, un po’ di musica, una canzone…).

Non dimenticatevi mai di mettervi nei panni dei vostri bambini e di pensare come se aveste la loro età e la loro esperienza, ricordate sempre che le vostre priorità sono totalmente diverse dalle loro.

E i capricci? I bambini spesso hanno bisogno di esprimere il loro dissenso e, non avendo gli strumenti per farlo, come un adulto attraverso la negoziazione, si esprimono con rabbia, ma voi dovete fargli capire che l’aggressività non è lo strumento giusto per ottenere ciò che si vuole.

Se non l’hai ancora fatto ti consiglio di leggere anche l’articolo: Bambino oppositivo : quali sono le cause e cosa possiamo fare

Per questo è importante che i genitori impongano delle regole ben chiare e definite, è l’unico strumento che permette ai bambini di comprendere il senso del limite che, oltre a esprimere la differenza tra giusto e sbagliato, permette ai piccoli di sentirsi protetti e sicuri, ma soprattutto rende loro chiaro lo “spazio” attraverso il quale possono muoversi.

Quindi è importante che mamma e papà definiscano di comune accordo poche regole, ma chiare e indiscutibili, per tutto il resto ben venga il compromesso e la negoziazione, in questo modo i bambini apprendono che ad ogni azione corrisponde una reazione e che attraverso il dialogo possono esprimere ciò che ritengono giusto e che non hanno loro lo scettro del potere, essere al comando è faticoso e stressante.

Un altro aspetto fondamentale è che l’adulto deve sempre essere il giusto esempio per il bambino, quindi non può reagire con rabbia, urlando, dando sculacciate o strattonando, ma con fermezza e sicurezza può ribadire il concetto che il bambino non accetta in quel momento.

Comprendete i vostri figli quando non vogliono fare qualcosa che gli chiedete, dategli dei tempi per finire ciò che stanno facendo, rispettate le loro priorità, solo in questo modo si sentiranno persone di valore con il diritto di esprimere i propri pensieri, e saranno più collaborativi e meno aggressivi, ci vuole tempo e “allenamento” da parte di tutta la famiglia, ma piano piano si ristabilisce il giusto equilibrio.

La mente del bambino

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la mente del bambino

C’è un saggio di Maria Montessori che si chiama “La mente del bambino”; in esso si afferma che il periodo che va dalla nascita al compimento dei sei anni è, in assoluto, il più importante della propria esistenza.
E’ in questa fase che il bambino assorbe inconsciamente ogni situazione, ogni elemento e ogni stimolo provenienti dal mondo esterno con cui entra in relazione e interagisce.

Ed è in questi sei anni che il bimbo getta le basi del proprio carattere e della propria personalità: tutto ciò che ha assorbito viene fissato ed eserciterà per sempre un’influenza sulla sua vita.

Il bambino, giorno per giorno, viene a conoscenza del mondo e dei suoi abitanti, affina le abilità cognitive e comunicative e impara a diventare adulto e consapevole.

La sua mente è differente da quella di un adulto: non ha ancora il pensiero logico o la razionalità, ma è una mente inconscia, assorbente (per usare la parola che ha usato proprio Maria Montessori), che assimila ogni cosa senza pregiudizio e senza alcuna selezione. Ecco, quindi, che il ruolo di mamma e papà (e il loro vissuto) è fondamentale e rappresenta il primo contatto con il mondo esterno.

I bambini sono lo specchio di mamma e papà e di quello che vivono della loro casa

Tutto quello che hanno vissuto la mamma e il papà – il loro trascorso – si riflette nell’esperienza dei bambini. E’ soprattutto grazie a loro che essi, pian piano, assumono (o meno) l’autostima, ossia quella coscienza del proprio valore di fronte agli altri (adulti, che siano mamma e papà, maestri, parenti, ecc.).

Se i genitori sono nervosi, ansiosi, troppo protettivi, inconsciamente potrebbero rendere i propri figli irritabili o pieni di paure.
Poiché quindi siamo lo specchio dei nostri figli, è importante essere, per loro, un modello coerente e sempre pronto a dispensare amore!

I bambini apprendono per imitazione

E’importante sapere che anche le azioni hanno un ruolo importantissimo nel comportamento dei bambini: il loro cervello, infatti, è predisposto all’azione e al movimento.

Ecco perché muoversi e fare giochi d’azione è indispensabile per lo sviluppo mentale dei bambini! Essi imparano imitando e, così facendo, sviluppano il proprio cervello.

Per i bambini l’osservazione è fondamentale per l’apprendimento (soprattutto delle azioni concrete e motorie). Pensateci un attimo: come fareste capire a un bimbo come si fa una capriola? Solo facendola!

Detto questo, dobbiamo però tenere presente che i bambini non sono un mero contenitore da riempire, ma sono persone intelligenti che imparano sperimentando e giocando. Alla luce di questo sono davvero tante le occasioni messe a disposizione dei bambini per apprendere divertendosi: esistono laboratori che vengono organizzati nei musei, per esempio, e persino in alcune fabbriche.

Viva le attività pratiche!

E’ importante spingere i bambini, in un’era in cui sono rapiti dagli schermi dei telefonini, alle attività pratiche. Serve all’immaginazione, alla fantasia, alla creatività, ad affinare doti come quella di trovare soluzioni ai problemi che si presentano o di stare in gruppo senza complessi o ansie. In questo senso la didattica sta cambiando: gli insegnanti, anche grazie alle richieste dei genitori, stanno sperimentando e si dedicano a laboratori e attività pratiche o interattive. I bambini, così, sono stimolati a beneficio di ragionamento e curiosità. Ve ne sarete accorti anche voi: è facendo che si impara davvero e si memorizza a lungo termine. E se vale per noi, perché non dovrebbe valere per i bambini?

Ti consiglio di leggere anche: Bambini e genitori in cucina

Bambino sotto antibiotico può uscire ?

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febbre aria aperta si o no?

Gli antibiotici sono una tipologia di farmaco molto temuta ma anche molto amata. In realtà si tratta di una tipologia di terapia farmacologica di cui si fa spesso abuso. Nonostante siano molte le persone che temono questo tipo di farmaco perchè pregiudicherebbe un buon funzionamento naturale del sistema immunitario, spesso se ne fa un uso errato.

Quando a prendere l’antibiotico è un bambino, l’attenzione diventa sempre più forte. Occorre specificare che non bisogna temere tanto l’antibiotico, quanto l’utilizzo che se ne fa. Laddove si presenti una necessità, l’antibiotico è un salvavita fondamentale. Non compromette la salute dell’individuo in maniera grave. E’ sempre bene rivolgersi ai medici e chiedere loro consiglio per non incorrere in controindicazioni. La regola base, è quella di non somministrare somministrare mai farmaci  a seconda della propria esperienza o peggio di quella alrui. Gli unici antibiotici somministrabili sono quelli che prescrive il medico curante o il pediatra che conosce la situazione clinica del bambino.

Consentire al bambino che segue una terapia antibiotica di uscire è possibile

Quando la somministrazione dell’antibiotico ha come fine la cura di un’infezione asintomatica, è possibile permettere al bambino di uscire, purché si rispettino alcune norme base: bisogna ricordarsi infatti che un antibiotico combatte le infezioni dell’organismo e per poterlo fare intacca anche le fisiologiche difese naturali del sistema immunitario. Questo è il motivo per cui bisogna prestare attenzione nel fare uscire i bambini in condizioni climatiche sfavorevoli, che presentano repentini cambi di temperatura. Ocorre anche prestare attenzione alla sudorazione dei bambini poiché  la barriera naturale del corpo del piccolo è comunque compromessa: il bambino sottoposto a terapia farmacologica antibiotica infatti,  non dispone delle normali difese di sempre, il suo bagalio di anticorpi è dimezzato, quindi è più propenso ad ammalarsi a seguito di un colpo di freddo o stando a contatto diretto con ambienti particolarmente affollati.

Lo spazio chiuso è deleterio. Da preferire ambienti arieggiati

I bambini che presentano la febbre o che stanno prendendo l’antibiotico non andrebbero chiusi all’interno di spazi ridotti e affollati come la scuola, la ludoteca o l’asilo. Un ambiente come questo, dove la presenza di altri bambini e altri soggetti come gli educatori e le maestre è massiccia, rappresenta un potenziale catalizzatore di patologie. Le persone che respirano la stessa aria, chiusi all’interno di una stanza, sono persone che respirano anche gli stessi batteri. L’ambiente che va a crearsi è un ambiente dannosissimo e potenzialmente pericoloso. In un luogo saturo di batteri, i bambini immuno compromessi, come quelli che seguono una terapia antibiotica, rischiano di peggiorare la propria condizione. Paradossalmente è molto più rischioso lasciare un bambino in un luogo chiuso dove manca il ricambio d’aria, che farlo uscire a respirare aria pulita seppure più fredda. Lo scambio di micro particelle di saliva che inevitabilmente avviene in un luogo affollato contenente batteri, è altissimo. Per questa ragione è consigliabile portare i bambini fuori, all’aria aperta e magari al sole quando sono malati, piuttosto che tenerli chiusi in casa o a scuola. Il ricambio d’aria è importantissimo affinché vengano liberati i batteri che albergano nell’organismo del bimbo sotto terapia antibiotica. Unica accortezza: attenzione agli sbalzi di temperatura.

Il sole tra l’altro, grazie al calore rappresenta un importantissimo disinfettante battericida naturale. Non è un caso infatti che sia proprio il calore ad essere utilizzato nella sterilizzazione degli utensili in ospedale o in qualsiasi altro contesto.

é consigliabile portare i bambini all’aria aperta: collegamento con “Puntini rossi sulla pancia

Alimentazione scorretta nei bambini di 10 anni: come gestire il problema

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Alimentazione bambini 10 anni

L’argomento salute e dieta è spesso molto difficile da affrontare anche per le persone adulte.
Un punto in comune tra gli adulti e i bambini, è che spesso il bisogno ossessivo del cibo cela una mancanza, un vuoto, che il soggetto tende a colmare e a riempire attraverso il cibo e le abbuffate.

Un bambino di 10 anni che presenta un interesse notevole per il cibo va sicuramente aiutato.
Per prima cosa bisogna comprendere la natura del disagio.

Osservarlo, parlare con il bambino, tentare di capire qual è il motivo che lo spinge a mangiare tanto.

Spesso per curare la “malattia” del cibo, occorre curare il disagio psichico.
Se capite che il bambino si sente triste e abbandonato, attivatevi per spingerlo ad instaurare un rapporto sano con un qualcuno che il piccolo sente particolarmente a cuore.

SE invece capite che il bambino è annoiato, una valida soluzione potrebbe essere quella di fargli iniziare un’attività che gradisce, coltivare un interesse.

Alcuni bambini sono molto emotivi e hanno bisogno di scrivere ciò che provano: lasciate i bambini liberi di esprimersi e non appellatevi subito ad una punizione se il problema persiste.

Bisogna tentare di andare incontro al problema in ogni modo, poichè opponendoci ad esso, correremmo soltanto il rischio di esacerbare il problema.

Un bambino che non si sente compreso, ascoltato e che vede i propri bisogni accantonati e privi di importanza, tenderà a dare sfogo alla propria sofferenza in qualche modo.

Aiutare concretamente un bambino ad acquisire le giuste abitudini alimentari

Innanzitutto ricordiamoci di non sminuire, prendere in giro o criticare un bambino.

La società odierna è già di per sè molto critica e basata sui canoni estetici.
In alternativa, tentiamo di far comprendere l’importanza dal punto di vista salutare, proponendo al bambino di iniziare una nuova alimentazione tutti insieme.

Non si può pensare infatti di imporre al bambino di 10 anni una dieta e nella stessa casa continuare a mangiare secondo abitudini sbagliate.
Per prima cosa è fondamentale quindi dare l’esempio. Il piccolo si sentirà parte di un nucleo, sentirà di essere sostenuto e aiutato.

Non bisogna mai farlo sentire solo.
Durante i momenti di difficoltà mai sgridare o prendere posizione in maniera autoritaria e aggressiva.
La regola d’oro è quella di assumere un atteggiamento positivo.

In alcuni casi si ha a che fare con della bitudini familiari particolari, dove il cibo è per cultura una costante e la buona cucina la fa da padrone.

Se il bambino presenta un interesse preponderante verso il cibo, potremmo pensare di iscriverlo ad un corso di cucina o farlo impegnare in qualsiasi altra cosa che lo faccia sentire protagonista del suo interesse.

Dare giusto valore quindi alle sue peculiarità, trasformarle in passione.

In questo modo l’attenzione e l’energia del piccolo si sposterà su un qualcosa di suo gradimento ma sotto un’altra forma.

A volte basta soltanto tentare di equilibrare alcuni aspetti e capire qual è il vuoto che si sta colmando con una esagerazione.

Punti Rossi sulla pancia del bambino: possibili cause

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orticaria o sudore? bambino

E’ molto frequente nei bambini manifestazioni cutanee dovute ai motivi più vari.
Molto spesso queste reazioni sono il frutto di semplice sudore e irritazione.
Più raramente si tratta di malattie infettive dermatologiche.

In ogni caso è bene rivolgersi al proprio pediatra di fiducia, per scongiurare qualsiasi rischio e per avere la certezza che si tratti soltanto di una reazione transitoria.

Non affidatevi mai all’autodiagnosi.
Questa è la prima regola. A maggior ragione, se qualcuno vi indica la papabile diagnosi in base alla propria esperienza, non dategli credito.
Questo perché ogni bambino presenta una storia clinica a sé ed è diverso da un altro.

Possibili cause dei puntini rossi sulla pancia

Le eruzioni cutanee sono spesso irrilevanti casi di irritazione dovuta a risposte superficiali nei confronti di specifici prodotti per la pelle.
Nei casi un pò più gravi si terrà conto di probabile infezione batterica, micotica o virale.

Molto comune è il caso dei puntini rossi: se notate dei puntini, potrebbe trattarsi di orticaria, che non è una patologia ma semplicemente una reazione del corpo, e più nello specifico del sistema immunitario che rilascia istamina.

Questa sostanza è la responsabile del gonfiore, del rossore e dei puntini rossi che si evidenziano su una zona estesa di pelle.
E’ bene evitare allarmismi: spesso le mamme credono che si tratti di una patologia contagiosa, ma l’orticaria è una semplice reazione ad un qualcosa che sta avvenendo nel corpo, per cui non può essere contagiata attraverso il contatto come può accadere nel caso di un fungo o di un batterio.

Cosa scatena l’orticaria?

Le cause possono essere molteplici. Si va dall’infezione all’allergia.
Anche una malattia autoimmune può manifestare tra i primi sintomi l’orticaria.
E’ proprio per questa moltitudine di possibili cause che non bisogna mai affidarsi al fai da te e rivolgersi al pediatra per individuarne l’origine scatenante. Qualsiasi cosa abbia scatenato la risposta immunitaria ha un’origine, una diagnosi e una cura differente da un’altra.

Anche nel caso in cui sospettiate un’allergia alimentare è bene evitare di eliminare dalla dieta alcuni alimenti.
Le cause di un’allergia possono variare molto.
Se non si effettuano prove allergiche non è semplice individuare l’allergene che può identificarsi con la polvere o con un determinato cibo.

Prime azioni da mettere in atto in caso di sospetta allergia

Per poter rimediare al fastidio cutaneo, e donare sollievo prima di individuare la causa scatenante, è necessario recarsi da un medico che somministrerà un antistaminico.

Questa tipologia di farmaco funge da antidoto e allontana la causa che revoca il rilascio di istamina.

A volte l’orticaria viene fuori accompagnata da gonfiore.
In questi casi il pediatra o il medico di base potrebbe prescrivere un cortisone. Ma questa soluzione spesso prolunga il decorso della reazione allergica e camuffa l’origine del problema.

Molto comune, oltre all’allergia come causa scatenante è la sudamina.
Questa compare attraverso la manifestazione di puntini rossi dovuti all’ostruzione dei dotti delle ghiandole sudoripare. Solitamente la sudamina non arreca prurito, se non in casi molto gravi, ma dio contro, rende la pelle molto ruvida al tatto.

Se il bambino non manifesta fastidio probabilmente si tratta proprio di sudamina.

Questo disturbo è molto frequente d’estate perché la pelle suda molto e i dotti sudoripari dei più piccoli ancora non sono ben sviluppati e non funzionano nella maniera ottimale.

Questi dotti tendono ad ostruirsi e il sudore anziché evaporare e venire fuori resta all’interno dei canali sotto pelle.
Negli adulti questa tendenza topica è pressoché assente in quanto la pelle ha raggiunto già quel grado di maturità tale da consentire una termoregolazione ottimale.

Per far fronte ad una situazione simile, a livello topico, si possono adottare alcuni accorgimenti: è utile, ad esempio, fare un bagno fresco al piccolo, svestirlo per favorire la traspirazione e optare per indumenti di cotone fresco.

Un valido aiuto potrebbe essere l’aggiunta di un po’ di amido di riso nella vaschetta da bagno che asciuga la pelle e assorbe il sudore in eccesso.

Per prevenire la comparsa di sudamina è fondamentale cercare di tenere il bambino il più possibile in un ambiente fresco e ventilato.

Il ricambio d’aria è importante non solo per far respirare bene il piccolo ma anche per mantenere la pelle ad una temperatura ottimale.

Il ricambio d’aria è un’argomento trattato anche nell’articolo Bambino sotto antibiotico

Bambino 3 anni non ascolta. Scopri Le cause

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bambino di 3 anni capricci

Verso i tre anni un bambino acquisisce maggiore consapevolezza di se stesso e soprattutto capisce di avere potere decisionale.
Il linguaggio in questa fase ha raggiunto un livello sufficiente da far percepire al bambino la propria autonomia e le proprie capacità.

Attraverso i no e le opposizioni il bambino tenta in maniera fisiologica di definire la propria identità
Se per alcuni versi, la fase dei “no” è naturale che ci sia, per altri versi una situazione insostenibile in cui il bambino diventa difficile da gestire in ogni momento, potrebbe nascondere problematiche più gravi.

Dietro un bambino difficile esistono delle sofferenze da comprendere

Se un bambino appare spesso arrabbiato, frustrato, mai accondiscendente e difficilmente lo si trova disposto ad un “si” probabilmente esiste un disagio psicologico che il piccolo non riesce a manifestare e al quale , quindi, tenta di sopraffare attraverso l’opposizione.

Dicendo continuamente no, il piccolo cerca di definire la propria autonomia, di dimostrare di non aver bisogno della figura genitoriale per sentirsi “individuo”.
Dietro un atteggiamento di chiusura, spesso si cela il bisogno di attenzioni e di considerazione da parte dell’adulto.

Ovviamente la ricerca della propria autonomia è bene che ci sia, ma in taluni casi oltrepassa i confini e si circoscrive al mero ambito dell’opposizione.

L’autonomia è un aspetto che va stimolato attraverso la stima di sé, l’attenzione e il rispetto da parte dei genitori e delle figure autorevoli che sono attorno al bambino.

Spesso gli adulti credono sia scontato che un bambino debba rispettare le regole, ma non questo comportamento non è ricambiato. Frequentemente si assiste a situazioni in cui gli adulti mancano di rispettare i loro figli.
Quando? Per la fretta spesso non si interpella il bambino riguardo i suoi bisogni, non lo si avvisa sufficientemente in anticipo quando è necessario che ci segua in qualche commissione.

Un bambino è sicuramente meno impegnato di un adulto, i suoi bisogni non sono finalizzati ad aspetti di responsabilità e sopravvivenza ma ciò non vuol dire che un bambino non sia degno di rispetto e di essere informato sulle attività che si intendono far seguire.

Un bambino ha il diritto di scegliere, seppur in maniera limitata e nei casi in cui ciò è previsto, cosa e come fare. Bisogna ricordare che un bambino è un piccolo mondo, è impegnato a crescere e a comprendere tutti gli aspetti della vita.

Non bisognerebbe mai sminuire i tempi dei bambini, mettere loro fretta, o peggio farsi sorprendere distratti e disattenti alle loro richieste.
Un bambino ha sempre bisogno dell’adulto di riferimento per poter crescere, ma anche per poter stare bene ed essere sereno questo aspetto diventa cruciale.

Cosa fare per allearci con i nostri figli e farci ascoltare?

Per andare incontro alle necessità dei nostri bambini, occorre fare molti passi indietro e tramutarci anche noi in bambini.
Tentare di ricordare quando eravamo noi ad essere piccoli e pensare come avremmo voluto ci rispondessero i nostri adulti di riferimento, quanta attenzione ci è mancata e come avremmo voluto ci fossero evitate alcune sofferenze.

  • Adottare atteggiamenti positivi che porteranno i bambini a farci ascoltare
  • Rendere un bambino disposto ad ascoltare non è semplice ma è possibile: non bisogna mai urlare o arrabbiarsi, peggio ancora alzare le mani e perdere il controllo.
  • Per fornire delle regole efficaci ai nostri figli è consigliabile adottare un tono di voce fermo e sicuro che sia autorevole e non autoritario.
    Per indirizzare i bambini verso l’atteggiamento corretto è consigliabile premiare il piccolo quando si comporta bene evitando di castigare soltanto l’atteggiamento scorretto.

    Non assecondare mai i capricci: cercare di distinguere i bisogni reali da quelli che sono frutto di stress e stanchezza.
    Evitare di reagire in maniera disperata ed incontrollata.
    L’adulto deve essere un esempio.
    Ricordiamo che i bambini sono persone, e come gli adulti spesso presentano mal umore e stress.
    Rendere un bambino disposto verso di noi significa renderlo sereno e felice.

Bambino oppositivo : quali sono le cause e cosa possiamo fare

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bambino oppositivo scoprilo

Spesso capita di avere a che fare ad un certo punto della nostra vita con un bambino oppositivo.

Non sappiamo come comportarci e tutto ciò che ci viene in mente di fare riguarda la rigida disciplina: tentiamo di “rimettere in riga” il bambino, tentando di combattere la sua ostilità con un comportamento che in realtà non è del tutto risolutore.

Iniziamo a percepire un continuo rifiuto nonché una mancanza di attenzione per le nostre richieste.
Solitamente la reazione che si instaura in situazioni di questo tipo, risulta tutt’altro che positiva.
Un bambino che si oppone però, cela un disagio ed è molto importante ed utile capire quale.

La disattenzione degli adulti è una concausa dell’atteggiamento oppositivo

Il più delle volte crediamo che i bambini debbano ubbidire e basta, che non sia importante fornire loro una spiegazione delle nostre richieste nonostante il loro volere, e che tutte le opposizioni avanzate sono frutto di capricci.

Sarebbe più opportuno imparare a capire che non tutti gli atteggiamenti dei bambini sono frutto di un capriccio e che comprendere e rispettare il loro stato d’animo è di rilevanza assoluta per far sì che crescano serenamente, instaurando un buon rapporto con loro.

Quando un bambino si nega in qualsiasi richiesta probabilmente sta cercando di affermare la propria identità.
Questo atteggiamento deriva il più delle volte da una mancanza di attenzione: il bambino chiede considerazione, non si sente ascoltatoe rispettato e tenta di chiedere amore.

Un meccanismo azione-reazione che non porta a soluzioni

Il comportamento dei bambini suscita normalmente rabbia e frustrazione.
Il genitore percepisce un tono di sfida che lo porta a reagire allo stesso modo del piccolo.

In questa fase solitamente si instaura un meccanismo subdolo che in realtà è solo un’arma a doppio taglio.
E’ raro che un genitore si fermi a pensare quale sia il disagio che spinge il bambino a comportarsi in quel modo e il meccanismo che ne viene fuori fa sì che i bambini si sentano presi in considerazione solo per le cose sbagliate che fanno, solo quando si oppongono e si comportano male.

L’unico modo per avere l’attenzione di mamma e papà e dell’insegnante è quindi quella di comportarsi male e negarsi. Questo è il modo in cui il bambino tenta di esserci, di sentirsi protagonista, poichè si rende conto che qualsiasi altro comportamento positivo fa sì che passi inosservato.

E’ questo il motivo: Il bambino non si sente amato, e invece un bambino spesso ha bisogno di sentirsi importante sempre per gli adulti che sono per lui un riferimento.

Assumere un atteggiamento positivo e costruttivo per i nostri bambini

La soluzione più opportuna sta nell’oltrepassare l’atteggiamento ostile e capire che dietro un bambino difficile c’è una richiesta d’amore e di attenzione.
C’è bisogno di essere più positivi, di assumere un atteggiamento diverso e costruttivo, dimostrare ai nostri figli o alunni che siano, che desideriamo il loro bene e che per noi sono importanti sempre.

I bambini hanno bisogno di costruirsi una propria identità e per aiutarli in questo c’è bisogno di valorizzare i lati positivi e non demonizzare continuamente solo gli aspetti negativi del loro carattere.

Assumere un atteggiamento pervicacemente ostile lascerà nell’adulto un senso di colpa e di impotenza, e nel bambino solitudine e tristezza.
I bambini che non si sentono amati tendono ad allontanarsi dalle figure di riferimento.

Ciò che possiamo fare è evitare di giudicare ogni atteggiamento e chiedere sinceramente al piccolo che cosa desidera dal nostro coportamento, se sbagliamo qualcosa e che cosa lo fa sentire incompreso.

A volte bisogna fare un passo indietro per poter essere un passo avanti.

I bambini che non si sentono amati tendono ad allontanarsi dalle figure di riferimento, scopri se invece il tuo bambino è iperattivo

Bambino iperattivo di 5 anni: consigli preziosi su come gestire questo lato del carattere

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bambini iperattivi a 5 anni

Molto spesso abbiamo a che fare con bambini che sembrano non volersi fermare mai. Sentiamo ironicamente dire che i bambini hanno le batterie indistruttibili.
Potrebbe trattarsi anche di nostro figlio e a volte vorremmo proprio trovare il modo per contenere questa vivacità inarrestabile. Prima però conviene chiedersi perchè i bambini sono così attivi; perchè alcuni lo sono più di altri e se è davvero giusto chiedere loro di stare fermi e zitti.

Quali sono le problematiche, se ci sono, di un bambino iperattivo?

Per prima cosa, bisogna capire che nella natura di un bambino è intrinseca la vivacità. A tutti i bambini piace giocare e scoprire il mondo.

Diversamente sarebbe davvero strano. Un bambino non incanala le energie nel lavoro come un adulto e lo fa quindi nel gioco. Il gioco dei bambini è un mondo vasto e vario e ogni bambino lo sfrutta con una energia differente da un altro.

Ma perchè alcuni bambini sono così vivaci? Semplicemente perchè alcuni bambini hanno un temperamento particolarmente vivace e altri hanno un pò meno allegria.

Ne ho parlato in questo articolo se stai pensando che il tuo bambino è affetto di forme di autismo:Come capire se un bambino è autistico

La vivacità di un bambino spesso è data anche dal contesto che lo circonda, il modo in cui gli viene permesso di liberare le energie e l’attenzione che riceve dagli adulti di riferimento. Non dimenticate mai di dedicare del tempo ai bambini.

L’amore e l’affetto non sempre bastano. Un bambino ha bisogno di attenzioni, di considerazione e di condividere con le persone che gli sono accanto i suoi momenti di gioco.

Come aiutare un bambino vivace?

Modulare la vivacità di un bambino senza opprimere la sua libertà di espressione è possibile.
Come? Occorre incanalare correttamente la vitalità che gli è propria.

Non possiamo chiedere continuamente ad un bambino di 5 anni di stare fermo, seduto e zitto.
Fisiologicamente un bambino a quell’età è frizzante , agile e ha bisogno di sperimentare tutto ciò che lo circonda proprio perchè è nella sua natura essere curioso e interessato. Una delle cose migliori da fare è chiedergli di mettere in atto delle attività sostenibili alla sua età.

Reprimere la sua vivacità contribuirebbe soltanto a farlo esplodere di rabbia. L’energia in qualche modo deve essere liberata e quella di un bambino di 5 anni può essere incanalata nello sport nei giochi di gruppo, nelle attività all’aria aperta. Facciamo in modo quindi che i nostri bambini si stanchino ma allo stesso tempo liberino le proprie energie in maniera costruttiva.

Un bambino ha bisogno di attenzioni, di considerazione e di condividere con le persone che gli sono accanto i suoi momenti di gioco, leggi cosa significa avere un bambino oppositivo

Dopo il fenomeno “Blue whale” ecco “Momo”

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Momo il successore di whale

Circa un anno fa tra i ragazzini si era diffuso un gioco pericoloso che ha portato alla morte molti adolescenti in tutto il mondo, manipolando le loro menti e i loro cuori, fino a portarli al suicidio.

Oggi arriva un altro fenomeno pericoloso per i nostri bambini e ragazzi: “Momo”, un mostro che sa tutto di te e ti porta a conoscere la violenza, ti rende schiavo, ti fa sentire inadeguato, ti intimorisce, ricatta, ti impone di NON spezzare mai la catena che ha creato ma, soprattutto, di fare ciò che lui dice… anche fino alla morte!!

E’ per contrastare questi fenomeno che noi genitori, dobbiamo sempre sapere contro cosa combattere, non ci si può permettere di non sapere, bisogna informarsi!
Qui troverete un riassunto di quanto ho trovato in rete, ma soprattutto vi invito a osservare e parlare con i vostri bambini e ragazzi, a non perdeteli mai di vista, guardate con loro video su YouTube, non pensate che noi mamme siamo delle super eroine prendiamoci dei momenti con i nostri bambini; fatevi coinvolgere su quello che seguono, su cosa sognano, pensano, e, attraverso il dialogo, arriverete anche alle loro preoccupazioni e potrete così aiutarli a non farsi abbindolare da meccanismi pericolosi, o da amicizie ancora più pericolose, avete uno strumento molto potente, si chiama comunicazione, usatelo!!!

Non mollate mai la presa, non lasciateli soli, può essere davvero pericoloso!!!!!!!

Chi è Momo?

Momo chi è

Il terrore per gli adolescenti è“Momo Game” che si diffonde su app di messaggistica, come WhatsApp.
Se ne parla in tutto il mondo, non solo in Italia, proprio perché per il fatto di transitare su app, diventando virale viaggia in tutti gli angoli del globo.
Si tratta di una challange tra adolescenti, una sorta di sfida virale.

Momo appare in foto come un personaggio terrificante con occhi grandi che sporgono fuori dalle orbite, pelle chiara e ghigno macabro.

Ma chi è REALMENTE Momo?

Momo scultura

Momo viene dal Giappone, quella che si vede su Whatsapp è l’immagine di una scultura di una “donna-uccello” che faceva parte di una mostra sui fantasmi e spettri.

La scultura horror realizzata dall’artista giapponese Midori Hayashi è stata esposta nel 2016 in una galleria d’arte di Ginza, la Vanilla Gallery nel lussuoso quartiere di Tokyo.

Al momento le autorità argentine stanno indagando se il suicidio di una dodicenne di nome Selene, morta domenica scorsa, possa essere ricondotto al gioco anche se non ci sono ancora conferme o smentite.

Secondo le indagini, però la ragazzina sarebbe stata incitata al suicidio dal gioco che prevedeva di filmarsi mentre lo faceva per diffondere, poi, il video sul web.
La bimba si sarebbe impiccata ad un albero riprendendo il foce gesto.

Gli adolescenti entrano in questo meccanismo e diventano vittime di chi incita al suicidio, alla violenza, minacciandoli di maledizioni, e così i ragazzi fragili, si sentono preda di ansia, paura, depressione e non riescono a razionalizzare, qui entrano in gioco gli adulti,  che se riescono a cogliere i segnali di un disagio, possono intervenire evitando tragedie.

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