Blue Whale… suicidarsi per gioco

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Blue Whale

Il “Blue Whale” è un fenomeno che ha portato centinaia di ragazzini al suicidio che, entrati in un gioco diabolico dove i “curatori” li addestravano su come vivere i loro ultimi 50 giorni e, percorrendo una serie di tappe che li portavano alla depressione totale, arrivavano a desiderare la morte per diventare dei leader ed essere considerati i “migliori”.

In questi giorni tutti noi genitori ci interroghiamo su come cogliere i segnali di una tragedia preannunciata come nei casi di questi ragazzi, anche se i loro genitori raccontano di non aver colto nessuna avvisaglia, parlano di bambini sereni, felici e che amavano la vita.

Dopo la prima infanzia i bambini si staccano in parte dalla famiglia, per diventare parte del mondo esterno, parte di un gruppo, è giusto, è sano che sia così, i ragazzini devono crearsi un’identità anche esterna alla famiglia di origine, identificandosi nei loro pari e prendendo parte ad un gruppo.

La cosa sconvolgente è che i loro compagni, lo sapevano, gli amici erano consapevoli che qualcosa stava accadendo, alcuni in maniera totale e a volte condividevano questo percorso perverso, questa è l’unica chiave che noi adulti abbiamo: il gruppo!

A scuola, a casa, in palestra, in oratorio, in tutti i luoghi di aggregazione gli adulti devono guidare i ragazzi a diventare un gruppo SANO.

Dobbiamo conoscere gli amici dei nostri figli dobbiamo, parlare con loro, invitarli a cena, conoscere i loro genitori, condividere del tempo, senza invadere e soffocare la creazione di un’individualità adolescenziale che necessita di autonomia, ma, per quanto sia complicato, dobbiamo riuscire a condividere sogni, pensieri e intenzioni dei ragazzi.

Educhiamoli a parlare a non tacere per “Coprire” un amico perché gli amici si salvano, perché insieme si raggiugono obiettivi vincenti, non la morte.

Chiediamo a scuola più interventi di socializzazione e aggregazione coinvolgendo le famiglie e e le associazioni che possono testimoniare che si può uscire dal buio (ex tossicodipedenti, bullismo, violenza sessuali, sette sataniche, cyber bullismo, manipolazione mentale…); sono tutte forme di violenze che i ragazzi conoscono bene, ma devono sapere come difendersi.

Purtroppo quando i nostri bambini crescono, non possiamo più essere da soli, abbiamo bisogno di aggregarci anche noi genitori per conoscere meglio le realtà dei giovani, per essere preparati a ciò che dobbiamo combattere, per difendere e tutelare i nostri ragazzi, che a questo punto non sono solo i propri figli, ma tutti i giovani della realtà sociale che ci circonda.

Educhiamo i ragazzi alla vita, alla responsabilità di aiutare chi è in difficoltà, alla condivisione, alla consapevolezza, all’apertura e non alla chiusura, devono sapere che chiunque gli chieda di tacere sta sicuramente progettando qualcosa di sbagliato, il giusto si condivide, l’orrore si tace.

E lascio per ultimo, perché è più importante di tutti gli argomenti: siate pronti e preparati a gestire l’utilizzo dei social network dei vostri figli, non lasciateli in balìa del mondo virtuale perché è più subdolo e manipolatore di quello reale!

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