Alimentazione bambino dai 6 mesi

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L’alimentazione è un fattore fondamentale per la salute di tutti noi, bambini compresi.
Ma in età infantile il pasto non serve solo per nutrirsi, ma anche per apprendere delle regole, per questo è importante approcciarsi in maniera adeguata all’alimentazione del bambino.

Dallo svezzamento in poi, periodo che coincide solitamente al 6° mese di età del bambino, comincia la sua educazione alimentare, educazione che richiede tanta pazienza e che si contraddistingue per essere un percorso graduale.

Solo il latte materno a 6 mesi non è più abbastanza per la crescita del neonato, il quale ha bisogno di proteine, ferro ed altri minerali che si trovano in carne, pesce, frutta e verdura.

Quindi, per gradi, occorre iniziare a somministrare delle pappe a base di alimenti diversi, che sono sconosciuti al piccolo e che difficilmente vengano apprezzati subito.

Infatti, vi sono molte probabilità che il bambino rifiuti il cibo che gli viene avvicinato alla bocca, questo perché è abituato al seno ed al biberon e non ha confidenza con il cucchiaino ed anche perché il sapore è sicuramente differente da quello dolce del latte.

In questi casi di rifiuto quello che occorre fare è non insistere e non forzare il bambino se proprio scuote la testa o non vuol aprire la bocca.
Piuttosto, si consiglia di provare con lo stesso alimento nei giorni a seguire e fare almeno 5/10 tentativi separati, cioè a distanza di giorni l’uno dall’altro, prima di abbandonare l’idea di far assaggiare un dato alimento al piccolo.

Allo stesso modo poi, sempre nei casi di rifiuto, così come in tutti i casi in cui il bambino è distratto o mangia lentamente, quel che è importante è non perdere la pazienza.
Come già accennato, la pazienza è l’arma della quale i genitori si devono dotare per far mangiare i propri figli piccoli e per far sì che il pasto sia un momento felice.

Le valenze psicologiche del pasto nei bambini

Al di là delle tipologie di alimenti che il bambino può mangiare in base all’età, ed al di là dei fabbisogni energetici giornalieri, vi è da segnalare anche che l’esperienza del pasto in sé coinvolge la sfera affettiva, psicologica e relazionale, per questo abbiamo detto che è importante che il momento della pappa sia un momento felice.

Per evitare problemi con il cibo, sia nelle immediatezze sia nel futuro più o meno prossimo, i genitori dovrebbero regolarizzare l’orario del pasto e tenervi lontane tutte le sensazioni negative come ansia, rabbia e frustrazione.
In età infantile il bambino è molto legato ai genitori, soprattutto alla mamma, ed il loro umore lo influenza, quindi se viene imboccato con un moto di rabbia, questo inevitabilmente si ripercuoterà sul piccolo che assocerà il cibo a qualcosa di spiacevole.

La stessa cosa vale per il pasto tra i genitori o la famiglia a tavola.
Anche se il piccolo di casa è sul seggiolone e ha già mangiato o sta provando a mangiare da solo, non bisogna dimenticarsi che assimila tutto.
I genitori rappresentano l’esempio per ciascun figlio, sono il punto di riferimento, la fonte di ispirazione …anche a tavola!

I bambini osservano il comportamento dei genitori quando mangiano e ne sono influenzati, quindi se babbo e mamma discutono o alzano la voce a tavola, loro potrebbero avere dei problemi a relazionarsi con il cibo, in quanto lo associano appunto a un qualcosa che non piace loro o li spaventa.
Ecco che si consiglia di rendere quanto più armoniosi i momenti del pasto e di seguire tutti un’alimentazione sana ed equilibrata, così da trasmetterla anche al figlio.

Infatti, per lo stesso motivo che abbiamo già detto, i figli mangiano ciò che vedono mangiare ai genitori, sono incuriositi dal “mondo dei grandi” e questo non solo è utile appunto per far sì che abbiano una dieta corretta, ma anche che mangino di buon grado cibi dai sapori per loro non proprio piacevoli, come la verdura che tende ad essere amarognola.

Come avvicinare il bambino al cibo

Il cibo non deve mai essere una punizione, né un premio, quindi sarebbe opportuno far comprendere fin dall’età infantile l’importanza di mangiare per la propria crescita, forza e sviluppo. 

Già dopo i 24 mesi del bambino si può iniziare a fargli capire che è per il suo bene e per la sua salute che deve mangiare e finire tutto quello che ha nel piatto, anche se si consiglia tuttavia di non forzare mai a finire qualcosa se il piccolo dice di non avere più fame.

Già a 2 anni per esempio i bambini sono in grado di autoregolarsi.

Per avvicinare poi il proprio figlio al cibo si potrebbe dare libero sfogo alla fantasia e mettere i vari alimenti nel piatto in maniera creativa.
L’impatto visivo gioca un ruolo fondamentale in età prescolare ed invoglia ed incuriosisce i bambini.

In alternativa, un modo molto carino per creare un po’ di aspettativa, ma soprattutto interesse nel cibo, è quello di fare la spesa insieme ai figli e di cucinare insieme.

I bimbi piccoli adorano “sporcarsi le mani” nel vero senso della parola e farli lavorare in cucina li appassiona e fa apprezzare loro i risultati finali, cosa che stimola l’appetito e l’interesse appunto nel cibo.

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