Bambini Speciali

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Bambini Speciali

Non sono un bambino solo, ma a scrivervi siamo in tanti, noi siamo quei bambini che tutti definite “speciali”, vi piace chiamarci così perché vi fa sentire meno in colpa, noi siamo bambini in difficoltà e a volte gli adulti chiamandoci speciali pensano di assolvere ogni loro responsabilità verso i nostri confronti.

Invece avete molte responsabilità, sia che siate insegnanti, o genitori dei nostri compagni, e a maggior ragione se siete la nostra mamma, papà, zii, nonni, maestre…

Noi siamo bambini che non vogliono essere guardati come un punto di domanda, se avete dubbi chiedete o documentatevi, non vi faremo più male di quanto ne riceviamo con l’emarginazione, la compassione e a volte addirittura il fastidio che provochiamo in voi.

Io non rallento il programma del vostro bambino prodigio, o almeno se questo succede è colpa di un sistema che non funziona e non della mia mamma che chiede più attenzione alle insegnanti per darmi il tempo di mettermi al passo con i compagni.

Io non rovinerei le feste dei vostri figli se solo mi invitaste, io vorrei partecipare alla gita di classe, quindi se i vostri figli non hanno esigenze particolari, potremmo osservare le mie e consentirmi di esserci per vivere un’esperienza unica ed entusiasmante con i miei amici?

Ora voglio farvi capire cosa succede ad alcuni di noi: ci sentiamo confusi, in ogni momento nella nostra testa è come se si stesse giocando la finale di campionato e quindi anche le cose più semplici risultano difficili, ecco perché la mattina quando saluto la mamma sono agitato, perché davanti scuola c’è molta confusione e lasciare la mano della mamma fa paura, ma lei ci tiene che io entri da solo come fanno tutti, quindi aspetta che il maggior numero di bambini sia entrato e poi, tutte le mattina, osserva i volti dei bambini per riconoscere un mio compagno per farmi sentire vicino a qualcuno che conosco e poi mi dice: “Vai c’è Marco il tuo compagno di classe, entra anche tu, ma non lo disturbare mi raccomando”.

Si delle volte disturbiamo, perché gridiamo, ma lo fareste anche voi se doveste comunicare allo stadio durante la finale, noi abbiamo bisogno di un insegnante in classe che ci aiuti nella gestione della giornata e nello studio, ma ne abbiamo solo una per poche ore e a volte nemmeno tutti i giorni e quando viene spesso aiuta l’insegnante che non ha mai la “compresenza” e così ne approfitta per alcune attività complesse.

Noi non siamo mai invitati alle feste di compleanno, li vediamo i bigliettini colorati che i vostri figli distribuiscono ai compagni, ma per noi non c’è mai nessun biglietto.

Al saggio di fine anno concedete alla mia mamma di stare in prima fila perché io mi sono più sicuro se so che è vicino, lei sa tutta la canzone e la canta con me, così mi sento più tranquillo.

Se la maestra spiegasse meglio ai miei compagni come comunicare con me, io sarei più coinvolto, invece di dire semplicemente “Trattate bene Alessio, lasciate stare Alessio, abbiate pazienza con Alessio…”; così loro mi vedono solo come un impiccio, un fastidio e mi evitano.

Se i genitori dei miei compagni provassero a spiegare come si sente un bambino in difficoltà, parlando con loro senza farsi capire, legandogli una mano per poi dire “ora fai tutto come al solito e dimmi come ti senti”, prendendo l’esempio di una volta in cui il cugino più grande lo ha rifiutato e chiedendogli se comprende quanto sia doloroso un rifiuto… insomma semplicemente dedicando un po’ di attenzione in più, noi bambini “ speciali” ci sentiremmo più “normali” perché poi di tutto questa specialità, noi ne faremmo a meno.

1 commento

  1. Ciao, la mia mamma era un’insegnante e aveva la specializzazione, io sono cresciuta vedendo lei e l’amore che metteva nel suo lavoro, poi involontariamente mi sono trovata in una realtà di adulti ed oggi ogni giorno saluto i bimbi che ci sono a scuola del mio bimbo e assieme a lui, se capita, ci giochiamo. 🙂

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