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Il modello educativo

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modello-educativo

In seguito a studi su bambini di tutte le età, alcuni scienziati hanno identificato il modello educativo tipico di questa epoca e si basa su due modalità: la minaccia per paura o la minaccia per colpa, “Se sbagli è perché non sei stato abbastanza attento” “Se sbagli verrai punito con un giudizio negativo, e di conseguenza con una punizione”

Capite che, se a scuola come a casa, gli adulti che si occupano dei bambini instillano in loro paura o senso di colpa per spronarli all’apprendimento non potranno che ottenere effetti deleteri sulla mente dei bambini.

Ma come funziona la mente?

Come funziona l’apprendimento?
Come funziona l’intelligenza?

La mente, l’apprendimento e l’intelligenza sono strettamente collegate alle emozioni, la parte di cervello più arcaica, cioè il cervello rettiliano, è quella parte che comanda le emozioni, la paura risponde all’informazione “Scappa d qui che ti fa male!” la gioia invece risponde a “Resta che fa bene”.

In seguito a questa riflessione potete immaginare che se educhiamo attraverso la paura o il senso di colpa non faremo che alimentare nei bambini la voglia di scappare, la sensazione di vivere in una condizione di pericolo, a questa si accompagnano l’ansia, la tristezza e tutte le fatiche che conosciamo bene.

Quindi qual è la soluzione?

Qual è il modello educativo migliore?

Sicuramente possiamo dire che l’antagonista al modello basato sulla paura o sulla colpa, è il diritto all’errore.

Il diritto all’errore comporta inevitabilmente alleanza educativa, non so a voi, ma a me sembra già un’altra storia, pensare all’alleanza fa sentire meno soli, meno tristi, legittima gli sbagli, fa imparare dagli errori, prevede un sostegno, un lavoro di squadra tra adulti e bambini dove quest’ultimi non vengono giudicati in base agli errori, ma accompagnati verso le competenze.

Ma la meraviglia sta nel fatto che attraverso l’alleanza, gli apprendimenti diventano propri perché i bambini hanno il tempo di viverli, con delle emozioni positive che non gli fanno venir voglia di scappare, ma di restare, senza il disturbo della preoccupazione del risultato, tutto questo implica la possibilità di far spazio per interiorizzare e non solo memorizzare…

Ecco questo per me è magia!

Grazie Greta Thunberg!

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greta grazie da tata simona

E si, grazie di cuore Greta Thunberg, giovane ragazza svedese che hai svegliato chi dormiva e attivato chi non aveva coraggio, chi non si sentiva abbastanza “importante” o “competente” o “potente” per dire la sua, per gridare un diritto e un dovere allo stesso tempo, per chiedere di occuparsi della nostra terra, della nostra aria, del nostro futuro!

Grazie perché hai permesso a molti genitori, me per prima, di affrontare un argomento importante come la salute del mondo con i nostri bambini, consapevoli che non sono troppo piccoli, che non si è mai troppo piccoli, che è una loro, nostra responsabilità e che possono e devono fare qualcosa.

Grazie per lo schiaffo che mi hai dato, leggendo la prima volta di te, quanta ammirazione ho provato per la tua tenacia, per la tua perseveranza, per i tuoi sogni, che sono i sogni di tutti, ma molti non lo sanno e altri non ci credono più.

Il 15\03\2019 nella maggior parte delle piazze, in tutto il mondo hanno manifestato moltissimi giovani, uniti da un pensiero comune, da un bisogno comune, da una rabbia comune, moltiplicando l’energia possibile verso un obiettivo meraviglioso. E io ne sono immensamente affascinata e ispirata.

Salviamo il pianeta è l’unico che abbiamo 

Ho letto questa frase in molti striscioni, davanti a scuole, comuni, tra le mani di ragazzi speranzosi e consapevoli che sono l’ultima generazione che può fare qualcosa perché non sia troppo tardi.

E so che i nostri ragazzi saranno meglio di ciò che siamo stati noi, altrimenti abbiamo fallito nell’obiettivo educativo, perché questa è l’evoluzione: prendere ciò che di buono c’è stato e migliorare ciò che non ha funzionato, beh, i nostri ragazzi hanno un compito importante, c’è tanto da migliorare, ma Greta ci ha fatto capire che hanno tutte le competenze per farlo!

Friday For Future

Meravigliosamente uniti per il futuro, un futuro migliore, un futuro più giusto, il futuro che si meritano.

Io credo che sia un messaggio importante per tutti i genitori: lavoriamo per costruire le basi del mondo che vorremmo avere!

Questo dobbiamo fare tutti i giorni, non  ho dubbi, non ne avevo nemmeno prima, ma oggi è davvero una certezza, la certezza che l’unica strada percorribile sia quella del buon senso, dell’azione, la strada delle cose giuste, della condivisione, della bellezza.

Quindi grazie ancora Greta perché dai tuoi 15 anni ci hai insegnato cosa dobbiamo fare con i nostri figli, lanciandoci un messaggio forte e chiaro: educare con il buonsenso ad agire e condividere le cose giuste e belle che il mondo può offrire, difendendole con tutte le forze!

Insomma meglio di una lezione di pedagogia, per ogni genitore, a chi si chiede “Cosa posso fare per essere un buon padre o una buona madre?” Ecco la risposta: quello che Greta sta facendo per il mondo, se ne prende cura con amore, determinazione,  cercando sostegno e senza arrendersi mai, lottando per la sua salute e bellezza!

Questi sono i giorni dedicati alla memoria, e così per i genitori mille dubbi su come e quando affrontare l’argomento..

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giorno della memoria spiegato ai bambini

E’ giusto che i bambini sappiano?
Ma a che età?
Come rispondere alle loro domande?
E i film sull’olocausto? Quando è opportuno farglieli vedere?

Questi, e altri mille, i dubbi che affliggono mamme e papà in questi giorni, la realtà è che non esiste una risposta per tutti i bambini, come sappiamo, ogni bambino ha la sua percezione di realtà, di guerra, di terrore, ogni bambino si pone domande diverse e ha necessità di risposte diverse.

La percezione e la gestione emotiva dei bambini

Un altro aspetto fondamentale è la percezione e la gestione emotiva della famiglia all’argomento, perché i bambini rispecchiano in pieno lo stato emotivo degli adulti di riferimento, quindi anche ciò che non dite viene assorbito come una reale e tangibile sensazione.

Detto questo, cerchiamo di capire come e quanto ci si può spingere nelle risposte a domande faticose come la morte, la guerra, la prigionia, le torture

Come e quando parlare ai propri bambini

  • Fino ai primi anni delle elementari rimanete sul piano fantastico e utilizzate le fiabe con i loro personaggi per descrivere anche le cose più dolorose, quindi che esistono situazioni nel mondo, e che sono esistite anche nel nostro paese, dove le persone dovevano combattere con i cattivi, così univano tutte le forze e li sconfiggevano, durante queste lotte purtroppo succedevano anche cose molto brutte, ma quando si unisce tutto il bene per sconfiggere il male si raggiunge una forza che nemmeno Hulk ha mai avuto.

Questo concetto, se l’adulto crede a quanto dice, aiuta il bambino a comprendere che esistono anche cose terribili, ma i valori e le credenze positive hanno la forza per sconfiggerle, di superarle, purtroppo siamo in un epoca dove molti adulti hanno perso questa speranza ed è per questo che i bambini si trovano alla disperata ricerca di risposte positive.

  • Per quanto riguarda i bambini più grandi, rispettate i loro tempi e le loro paure, non forzate alla visione di film o scene che non sono ancora pronti a vivere, potrebbero alimentare una sensazione di pericolo che li metterebbe in uno stato di allerta dannoso per la loro serenità.

Spesso a scuola si affronta il tema della prigionìa e della guerra e, a volte, concludono con la proiezione di film in classe, se però, immaginate che il vostro bambino non sia pronto, chiedete il titolo del film in anticipo, guardatelo con lui e accogliete ogni paura con sentimento e senza giudizio, se anche con il vostro supporto non si sente di proseguire, accettate e rassicuratelo del fatto che non è obbligato a vederlo, troverete insieme all’insegnante una soluzione che lo faccia sentire a suo agio con il tema.

Ascoltare i propri bambini rimane Fondamentale

Ma la cosa più importante di tutte è che i bambini si sentano compresi, accolti e sostenuti, mai giudicati o addirittura presi in giro, hanno bisogno di sentirsi “giusti” perché soffrire per un’ingiustizia, aver paura della guerra, temere per se stessi e per i propri cari, li rendono persone migliori, non deboli!

In questo mondo abbiamo bisogno della sensibilità e non dell’indifferenza, quindi amateli di più per questo e non cercate di cambiarli, piuttosto aiutateli ad agire la loro sensibilità invece di subirla.

Se non hai letto questi articoli ti consiglio di darci uno sguardo: La mente del Bambino come capirla, Il bambino Oppositivo, Bambino di 3 anni che non ascolta

Esiste un piccolo antidoto alla paura, ed è sapere che si può fare tanto per alleviare le sofferenza delle persone che si trovano in difficoltà e quindi, per incanalare l’energia creata dalla paura, potete agire tutti insieme e fare qualcosa per ricordare con colori e rispetto, senza film o tragedie, ma anche con fiori e disegni, che portano bellezza e speranza di un futuro migliore.

Non usate la razionalità perché la paura è del tutto inconscia e non ha niente a che vedere con la razionalità, funzionano solo abbracci, empatia, racconti e grandi respiri, perché i vostri bambini non accettano le brutture del mondo e hanno ragione!

Tutto qui piccoli miei… avete ragione, non posso convincervi che ci sia nulla di positivo, se non il fatto che voi siete diversi e potete fare la differenza!

Come ricreare il calore e l’atmosfera tipica del Natale?

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Natale 2018 regole

Natale… ritroviamo la magia!

Molti si domandano cosa è successo, perché tutto è diverso rispetto alle generazioni passate, io posso dirvi che non sono cambiati i bambini, perché loro sono sempre gli stessi, meravigliosamente entusiasti, in attesa della magia, colmi dI gioia e amore.

Siamo noi adulti ad essere cambiati, ma possiamo ancora fare un piccolo passo indietro e ricostruire l’ambiente magico e accogliente che solo il Natale può regalare.

atmosfera natalizia

10 piccole strategie per un Natale magico!

Usa tutti i sensi per fissare nella memoria del tuo bambino il ricordo del Natale, perché da adulto possa sentire una sensazione familiare e positiva ogni volta che sentirà l’odore di un mandarino, di cannella, quando vedrà le luci Natalizie, o sentirà una canzone natalizia…

  1.  Seminate bucce di mandarini o arance sui caloriferi… la casa saprà di Natale!
  2.  Mettete musica di sottofondo che accompagni questo periodo, fate una compilation di Natale con le canzoni che più vi piacciono.
  3.  Comprate una coperta calda e morbida, magari rossa che accompagni le vostre serate invernali e dedicatevi ogni sera 10 minuti prima di andare a letto tisana e coccole.
  4. Insieme agli addobbi appendete biscotti pandizenzero all’albero.
  5. Calendario dell’avvento: ogni giorno nella casellina del calendario mettete un pensiero per la famiglia, un proposito, un dono, una poesia, la promessa di una cena tutti insieme, un abbraccio di gruppo, una serata al cinema… sarà il mese più bello dell’anno!
  6. Fate la letterina a babbo natale e proponete ai vostri bambini di donare dei giochi che non usano più o di preparare dei biscotti, o di dedicare del tempo, di scrivere un pensiero a chi è meno fortunato.
  7. Coinvolgete i bambini in ogni preparativo, dalla scelta del menù natalizio, alla realizzazione di centri tavola, alla creazione di addobbi per la casa
  8. Organizzate feste prenatalizie con amici spolverate la tombola, cucinate un dolce di quando eravate bambini, mangiate frutta secca …
  9. Raccontatevi! I bambini hanno bisogno di storia, sono il risultato della vostra storia e conoscerla li fa sentire parte di un vissuto, gli dona un passato, fa comprendere meglio il presente e caratterizza il loro futuro, se non è magia questa…
  10. Rallentate!!! In questo periodo le cose da fare sono moltissime, ma ogni tanto, rallentate il passo e dedicatevi del tempo senza fare nulla… e’ quello di maggior qualità!

Questo consiglio e’ per il Vostro Natale speciale:

Guardate il mondo con gli occhi del bambino che eravate, e godrete di una magia che avete perso.

Buon Natale a tutti, ma ai bambini di più!!!

Perché oggi è così difficile fare i genitori?

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Essere Genitori oggi

Lavoro con le famiglie ogni giorno, ho visto grandi cambiamenti in questi anni, sociali, familiari, ma soprattutto relazionali e comunicativi.

Ma cosa è cambiato?

E’ drasticamente cambiata la relazione tra genitori, tra genitore e figlio, tra genitore e nonni, con gli insegnanti
adulti che si scambiano opinioni, ognuno cerca di imporre le proprie idee, esigenze e necessità, impostando un progetto faticoso e impegnativo per la gestione del bambino, che nel frattempo e’ in balia di questa “costruzione” e anche un po’ preoccupato perché se è così faticoso per un adulto chissà cosa sarà per lui!

In realtà sarebbe tutto molto più semplice se ci si focalizzasse sull’essere piuttosto che sul fare, si incanalerebbero tutte le energie nella giusta direzione e si avrebbe più tempo per vivere!

Pensateci, davvero, è più facile di come sembra, bisogna solo fermarsi e cambiare prospettiva, partire da se’.

I bambini non vanno “riempiti” di nozioni, bisogna costruire per loro un ambiente sicuro, chiaro e definito perché possano muoversi con semplicità e imparare la vita, circondati dall’amore che meritano.
Dato che ormai il “pericolo” è proprio dietro l’angolo come successo con : Momo il successore di Blue Whale

Vivere con loro, godere del momento, consapevoli dei propri ruoli, ci sono gli Adulti e ci sono i Bambini, ad ognuno il suo!

L’adulto deve essere un punto di riferimento stabile, sereno, amorevole, sicuro!

Se non ci si sente in armonia con sè stessi è inutile chiedersi come fare per ristabilire la serenità del proprio bambino, non serve sprecare energia nella gestione della famiglia, perché i bambini si rispecchiano nei genitori ed è qui che torna il punto: bisogna lavorare su sè stessi per ristabilire i giusti equilibri e ruoli e solo allora tutto prenderà la forma desiderata.

Oggi troppi genitori ed educatori si domandano perché i bambini sono così complicati e faticosi, perché un tempo tutto era più semplice?

Beh, perché viviamo in un’epoca in cui i grandi non hanno voglia di fare  gli adulti, di prendersi la responsabilità di un bambino, hanno paura che essere adulti sia sinonimo di rigidità, autorità, limitazione, perché loro sono cresciuti con delle figure di riferimento che si comportavano così, quindi o si allontanano totalmente da questo concetto, oppure lo ripetono con senso di colpa e di inadeguatezza.

Allora, forse è arrivato il momento di mettere ordine, essere genitore impone necessariamente una presa in carico, una responsabilità, e quindi fermezza, sicurezza, stabilità, perché solo così i bambini si sentiranno al sicuro, ma si può, anzi si deve, fare con amore, accoglienza, comprensione, gioia… è qui la magia!

Parole che fanno bene…

“Sono io la tua mamma, il tuo papà, e so cosa è bene per te, ti guiderò ovunque tu voglia andare, ma nella sicurezza delle mie braccia, a volte non sarai felice delle mie decisioni, ma lo sarò io per te, perché so che ti renderanno migliore”

Questo è il messaggio d’amore più forte che ci sia, consapevole che non siamo compagni per i nostri bambini, ma guide sicure.

Ritorno a Scuola come affrontarlo

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Il ritorno a Scuola è una fase importante e bisogna sapere come gestirla al meglio.

Alla fine dell’estate capita che i bambini possano avere la testa tra le nuvole, siano ancora più distratti e svogliati degli ultimi giorni di scuola, fare i compiti sia una lotta, e sembra si siano dimenticati tutto ciò che sapevano.

Così i genitori incalzano con frasi del tipo: È finita la pacchia, Tra poco le cose cambieranno, Sei stato a casa tre mesi, sarai stufo di non fare niente!

E invece no, loro non sono stanchi di avere tempo per se stessi, di non avere appuntamenti, orari, impegni, doveri da assolvere…

Sì, perchè lo sport, la scuola, i corsi di musica o di teatro, sono tutte cose interessanti e stimolanti ma, attingere a se stessi, avere tempo di ascoltarsi, di osservare il mondo stando fermi, senza correre, con calma e con un po’ di sana noia…

Beh, è questo il vero successo delle vacanze estive.

I bambini hanno bisogno di questo break per sperimentare ciò che li circonda e che non hanno il tempo di osservare durante l’anno.

Hanno bisogno di utilizzare tutta la loro fantasia per inventare giochi e passatempi, di stare all’aria aperta e respirare, correre, urlare, saltare e rotolare a terra; hanno bisogno di tornare a casa sporchi e sudati.

Quindi, mamme e papà, tenete conto che rinunciare a tutto questo può essere stressante.

Siate comprensivi con i vostri figli un po’ nervosi o distratti in questo periodo dell’anno perchè potrebbero non sentirsi all’altezza della ripresa.

Quindi la vera la domanda è: cosa posso fare per aiutare il mio bambino?

Supportatelo e sostenetelo, rassicurandolo del fatto che sarà in grado di ricominciare alla grande, che la ripresa sarà graduale, che può capitare di dimenticarsi qualcosa, ma appena tornati sui banchi di scuola gli amici, l’ambiente, le insegnanti e il ripasso dell’anno precedente, renderanno tutto automatico e naturale.

Insomma un po’ di tristezza e ansia da ripresa è più che giustificata, e il sostegno di mamma e papà è davvero necessario.

Se invece state affrontando una grande novità, come l’inizio di un nuovo percorso scolastico, il cambio classe, un nuovo sport, ricordatevi che i bambini hanno sempre bisogno di punti di riferimento stabili.

Raccontate quindi del vostro primo giorno di scuola o asilo, di quali strategie avete attuato per sentirvi meglio; passeggiate davanti al nuovo edificio e descrivete insieme ciò che vedete, enfatizzando quello che vi colpisce (un ampio giardino, i disegni dei bambini appesi alle finestre, la grandezza dell’edificio che probabilmente accoglie molti compagni di giochi, fatevi guidare dal bambino descrivendolo o disegnandolo: aule, palestra, mensa…).

Un altro strumento per sedare l’ansia dei bambini è quello di dare un nome alle insegnanti e immaginare se hanno dei figli, o se amano i cani, oppure che sport praticano.

In questo modo renderete umana una figura che per loro risponde solo al nome di maestra, e della quale, in alcune occasioni, hanno un po’ timore.

Soprattutto per l’inizio della scuola materna, ma va benissimo anche per le elementari, inventatevi e costruite insieme un talismano magico, magari con le iniziali dei componenti della vostra famiglia incise sopra, e date a questo oggetto il compito di tenervi compagnia e confortarvi quando ne avete bisogno, anche mamma e papà ne hanno bisogno.

Per esempio quando un collega fa l’antipatico, o quando dopo una giornata di lavoro si trova traffico in tangenziale, o semplicemente per sentirvi più vicini, perché avere nostalgia di casa è del tutto naturale.

Passate questo messaggio ai vostri bambini e con entusiasmo raccontate le vostre esperienze, li faranno sentire meno soli in ciò che provano perché sapere che anche mamma e papà ci sono passati e li hanno affrontati, è davvero rassicurante.

RABBIA e REGOLE

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Rabbia e regole

Cari genitori, la rabbia è un sentimento difficile da esprimere per un esserino piccolo e con poche esperienze, ma è bene permettere al bambino di esternare le sue emozioni, altrimenti non imparerà mai a riconoscerle e a gestirle.

Immaginate cosa succede ad una persona arrabbiata : il battito cardiaco accelera improvvisamente, la temperatura corporea aumenta e d’improvviso si avverte un’energia che non si sa bene come sfogare, ovviamente un adulto tutto questo lo giustifica come reazione ad un evento che lo ha fatto innervosire, per i bambini invece sono sensazioni inspiegabili che lo infastidiscono e spesso lo spaventano; il compito dei genitori è quello di accogliere l’emozione del bambino, consolarlo e spiegargli che non è sbagliato essere arrabbiato, ma spesso lo sono i comportamenti che attuano.

Ma come gestire l’aggressività che deriva dalla rabbia?

Il primo strumento è il contenimento fisico perché è importante per il bambino sapere che qualcuno si occupa delle sue emozioni, e sentirsi accolto nelle sue esigenze lo fa sentire sicuro, poi con voce calma e tranquilla si può cercare di spiegare cosa sta succedendo dando un nome all’emozione e consigliando un metodo per sfogare la rabbia (una corsa in giardino, dei pugni al cuscino, un po’ di musica, una canzone…).

Non dimenticatevi mai di mettervi nei panni dei vostri bambini e di pensare come se aveste la loro età e la loro esperienza, ricordate sempre che le vostre priorità sono totalmente diverse dalle loro.

E i capricci? I bambini spesso hanno bisogno di esprimere il loro dissenso e, non avendo gli strumenti per farlo, come un adulto attraverso la negoziazione, si esprimono con rabbia, ma voi dovete fargli capire che l’aggressività non è lo strumento giusto per ottenere ciò che si vuole.

Se non l’hai ancora fatto ti consiglio di leggere anche l’articolo: Bambino oppositivo : quali sono le cause e cosa possiamo fare

Per questo è importante che i genitori impongano delle regole ben chiare e definite, è l’unico strumento che permette ai bambini di comprendere il senso del limite che, oltre a esprimere la differenza tra giusto e sbagliato, permette ai piccoli di sentirsi protetti e sicuri, ma soprattutto rende loro chiaro lo “spazio” attraverso il quale possono muoversi.

Quindi è importante che mamma e papà definiscano di comune accordo poche regole, ma chiare e indiscutibili, per tutto il resto ben venga il compromesso e la negoziazione, in questo modo i bambini apprendono che ad ogni azione corrisponde una reazione e che attraverso il dialogo possono esprimere ciò che ritengono giusto e che non hanno loro lo scettro del potere, essere al comando è faticoso e stressante.

Un altro aspetto fondamentale è che l’adulto deve sempre essere il giusto esempio per il bambino, quindi non può reagire con rabbia, urlando, dando sculacciate o strattonando, ma con fermezza e sicurezza può ribadire il concetto che il bambino non accetta in quel momento.

Comprendete i vostri figli quando non vogliono fare qualcosa che gli chiedete, dategli dei tempi per finire ciò che stanno facendo, rispettate le loro priorità, solo in questo modo si sentiranno persone di valore con il diritto di esprimere i propri pensieri, e saranno più collaborativi e meno aggressivi, ci vuole tempo e “allenamento” da parte di tutta la famiglia, ma piano piano si ristabilisce il giusto equilibrio.

La mente del bambino

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la mente del bambino

C’è un saggio di Maria Montessori che si chiama “La mente del bambino”; in esso si afferma che il periodo che va dalla nascita al compimento dei sei anni è, in assoluto, il più importante della propria esistenza.
E’ in questa fase che il bambino assorbe inconsciamente ogni situazione, ogni elemento e ogni stimolo provenienti dal mondo esterno con cui entra in relazione e interagisce.

Ed è in questi sei anni che il bimbo getta le basi del proprio carattere e della propria personalità: tutto ciò che ha assorbito viene fissato ed eserciterà per sempre un’influenza sulla sua vita.

Il bambino, giorno per giorno, viene a conoscenza del mondo e dei suoi abitanti, affina le abilità cognitive e comunicative e impara a diventare adulto e consapevole.

La sua mente è differente da quella di un adulto: non ha ancora il pensiero logico o la razionalità, ma è una mente inconscia, assorbente (per usare la parola che ha usato proprio Maria Montessori), che assimila ogni cosa senza pregiudizio e senza alcuna selezione. Ecco, quindi, che il ruolo di mamma e papà (e il loro vissuto) è fondamentale e rappresenta il primo contatto con il mondo esterno.

I bambini sono lo specchio di mamma e papà e di quello che vivono della loro casa

Tutto quello che hanno vissuto la mamma e il papà – il loro trascorso – si riflette nell’esperienza dei bambini. E’ soprattutto grazie a loro che essi, pian piano, assumono (o meno) l’autostima, ossia quella coscienza del proprio valore di fronte agli altri (adulti, che siano mamma e papà, maestri, parenti, ecc.).

Se i genitori sono nervosi, ansiosi, troppo protettivi, inconsciamente potrebbero rendere i propri figli irritabili o pieni di paure.
Poiché quindi siamo lo specchio dei nostri figli, è importante essere, per loro, un modello coerente e sempre pronto a dispensare amore!

I bambini apprendono per imitazione

E’importante sapere che anche le azioni hanno un ruolo importantissimo nel comportamento dei bambini: il loro cervello, infatti, è predisposto all’azione e al movimento.

Ecco perché muoversi e fare giochi d’azione è indispensabile per lo sviluppo mentale dei bambini! Essi imparano imitando e, così facendo, sviluppano il proprio cervello.

Per i bambini l’osservazione è fondamentale per l’apprendimento (soprattutto delle azioni concrete e motorie). Pensateci un attimo: come fareste capire a un bimbo come si fa una capriola? Solo facendola!

Detto questo, dobbiamo però tenere presente che i bambini non sono un mero contenitore da riempire, ma sono persone intelligenti che imparano sperimentando e giocando. Alla luce di questo sono davvero tante le occasioni messe a disposizione dei bambini per apprendere divertendosi: esistono laboratori che vengono organizzati nei musei, per esempio, e persino in alcune fabbriche.

Viva le attività pratiche!

E’ importante spingere i bambini, in un’era in cui sono rapiti dagli schermi dei telefonini, alle attività pratiche. Serve all’immaginazione, alla fantasia, alla creatività, ad affinare doti come quella di trovare soluzioni ai problemi che si presentano o di stare in gruppo senza complessi o ansie. In questo senso la didattica sta cambiando: gli insegnanti, anche grazie alle richieste dei genitori, stanno sperimentando e si dedicano a laboratori e attività pratiche o interattive. I bambini, così, sono stimolati a beneficio di ragionamento e curiosità. Ve ne sarete accorti anche voi: è facendo che si impara davvero e si memorizza a lungo termine. E se vale per noi, perché non dovrebbe valere per i bambini?

Ti consiglio di leggere anche: Bambini e genitori in cucina

Bambino sotto antibiotico può uscire ?

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febbre aria aperta si o no?

Gli antibiotici sono una tipologia di farmaco molto temuta ma anche molto amata. In realtà si tratta di una tipologia di terapia farmacologica di cui si fa spesso abuso. Nonostante siano molte le persone che temono questo tipo di farmaco perchè pregiudicherebbe un buon funzionamento naturale del sistema immunitario, spesso se ne fa un uso errato.

Quando a prendere l’antibiotico è un bambino, l’attenzione diventa sempre più forte. Occorre specificare che non bisogna temere tanto l’antibiotico, quanto l’utilizzo che se ne fa. Laddove si presenti una necessità, l’antibiotico è un salvavita fondamentale. Non compromette la salute dell’individuo in maniera grave. E’ sempre bene rivolgersi ai medici e chiedere loro consiglio per non incorrere in controindicazioni. La regola base, è quella di non somministrare somministrare mai farmaci  a seconda della propria esperienza o peggio di quella alrui. Gli unici antibiotici somministrabili sono quelli che prescrive il medico curante o il pediatra che conosce la situazione clinica del bambino.

Consentire al bambino che segue una terapia antibiotica di uscire è possibile

Quando la somministrazione dell’antibiotico ha come fine la cura di un’infezione asintomatica, è possibile permettere al bambino di uscire, purché si rispettino alcune norme base: bisogna ricordarsi infatti che un antibiotico combatte le infezioni dell’organismo e per poterlo fare intacca anche le fisiologiche difese naturali del sistema immunitario. Questo è il motivo per cui bisogna prestare attenzione nel fare uscire i bambini in condizioni climatiche sfavorevoli, che presentano repentini cambi di temperatura. Ocorre anche prestare attenzione alla sudorazione dei bambini poiché  la barriera naturale del corpo del piccolo è comunque compromessa: il bambino sottoposto a terapia farmacologica antibiotica infatti,  non dispone delle normali difese di sempre, il suo bagalio di anticorpi è dimezzato, quindi è più propenso ad ammalarsi a seguito di un colpo di freddo o stando a contatto diretto con ambienti particolarmente affollati.

Lo spazio chiuso è deleterio. Da preferire ambienti arieggiati

I bambini che presentano la febbre o che stanno prendendo l’antibiotico non andrebbero chiusi all’interno di spazi ridotti e affollati come la scuola, la ludoteca o l’asilo. Un ambiente come questo, dove la presenza di altri bambini e altri soggetti come gli educatori e le maestre è massiccia, rappresenta un potenziale catalizzatore di patologie. Le persone che respirano la stessa aria, chiusi all’interno di una stanza, sono persone che respirano anche gli stessi batteri. L’ambiente che va a crearsi è un ambiente dannosissimo e potenzialmente pericoloso. In un luogo saturo di batteri, i bambini immuno compromessi, come quelli che seguono una terapia antibiotica, rischiano di peggiorare la propria condizione. Paradossalmente è molto più rischioso lasciare un bambino in un luogo chiuso dove manca il ricambio d’aria, che farlo uscire a respirare aria pulita seppure più fredda. Lo scambio di micro particelle di saliva che inevitabilmente avviene in un luogo affollato contenente batteri, è altissimo. Per questa ragione è consigliabile portare i bambini fuori, all’aria aperta e magari al sole quando sono malati, piuttosto che tenerli chiusi in casa o a scuola. Il ricambio d’aria è importantissimo affinché vengano liberati i batteri che albergano nell’organismo del bimbo sotto terapia antibiotica. Unica accortezza: attenzione agli sbalzi di temperatura.

Il sole tra l’altro, grazie al calore rappresenta un importantissimo disinfettante battericida naturale. Non è un caso infatti che sia proprio il calore ad essere utilizzato nella sterilizzazione degli utensili in ospedale o in qualsiasi altro contesto.

é consigliabile portare i bambini all’aria aperta: collegamento con “Puntini rossi sulla pancia

Alimentazione scorretta nei bambini di 10 anni: come gestire il problema

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Alimentazione bambini 10 anni

L’argomento salute e dieta è spesso molto difficile da affrontare anche per le persone adulte.
Un punto in comune tra gli adulti e i bambini, è che spesso il bisogno ossessivo del cibo cela una mancanza, un vuoto, che il soggetto tende a colmare e a riempire attraverso il cibo e le abbuffate.

Un bambino di 10 anni che presenta un interesse notevole per il cibo va sicuramente aiutato.
Per prima cosa bisogna comprendere la natura del disagio.

Osservarlo, parlare con il bambino, tentare di capire qual è il motivo che lo spinge a mangiare tanto.

Spesso per curare la “malattia” del cibo, occorre curare il disagio psichico.
Se capite che il bambino si sente triste e abbandonato, attivatevi per spingerlo ad instaurare un rapporto sano con un qualcuno che il piccolo sente particolarmente a cuore.

SE invece capite che il bambino è annoiato, una valida soluzione potrebbe essere quella di fargli iniziare un’attività che gradisce, coltivare un interesse.

Alcuni bambini sono molto emotivi e hanno bisogno di scrivere ciò che provano: lasciate i bambini liberi di esprimersi e non appellatevi subito ad una punizione se il problema persiste.

Bisogna tentare di andare incontro al problema in ogni modo, poichè opponendoci ad esso, correremmo soltanto il rischio di esacerbare il problema.

Un bambino che non si sente compreso, ascoltato e che vede i propri bisogni accantonati e privi di importanza, tenderà a dare sfogo alla propria sofferenza in qualche modo.

Aiutare concretamente un bambino ad acquisire le giuste abitudini alimentari

Innanzitutto ricordiamoci di non sminuire, prendere in giro o criticare un bambino.

La società odierna è già di per sè molto critica e basata sui canoni estetici.
In alternativa, tentiamo di far comprendere l’importanza dal punto di vista salutare, proponendo al bambino di iniziare una nuova alimentazione tutti insieme.

Non si può pensare infatti di imporre al bambino di 10 anni una dieta e nella stessa casa continuare a mangiare secondo abitudini sbagliate.
Per prima cosa è fondamentale quindi dare l’esempio. Il piccolo si sentirà parte di un nucleo, sentirà di essere sostenuto e aiutato.

Non bisogna mai farlo sentire solo.
Durante i momenti di difficoltà mai sgridare o prendere posizione in maniera autoritaria e aggressiva.
La regola d’oro è quella di assumere un atteggiamento positivo.

In alcuni casi si ha a che fare con della bitudini familiari particolari, dove il cibo è per cultura una costante e la buona cucina la fa da padrone.

Se il bambino presenta un interesse preponderante verso il cibo, potremmo pensare di iscriverlo ad un corso di cucina o farlo impegnare in qualsiasi altra cosa che lo faccia sentire protagonista del suo interesse.

Dare giusto valore quindi alle sue peculiarità, trasformarle in passione.

In questo modo l’attenzione e l’energia del piccolo si sposterà su un qualcosa di suo gradimento ma sotto un’altra forma.

A volte basta soltanto tentare di equilibrare alcuni aspetti e capire qual è il vuoto che si sta colmando con una esagerazione.

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