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Punti Rossi sulla pancia del bambino: possibili cause

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orticaria o sudore? bambino

E’ molto frequente nei bambini manifestazioni cutanee dovute ai motivi più vari.
Molto spesso queste reazioni sono il frutto di semplice sudore e irritazione.
Più raramente si tratta di malattie infettive dermatologiche.

In ogni caso è bene rivolgersi al proprio pediatra di fiducia, per scongiurare qualsiasi rischio e per avere la certezza che si tratti soltanto di una reazione transitoria.

Non affidatevi mai all’autodiagnosi.
Questa è la prima regola. A maggior ragione, se qualcuno vi indica la papabile diagnosi in base alla propria esperienza, non dategli credito.
Questo perché ogni bambino presenta una storia clinica a sé ed è diverso da un altro.

Possibili cause dei puntini rossi sulla pancia

Le eruzioni cutanee sono spesso irrilevanti casi di irritazione dovuta a risposte superficiali nei confronti di specifici prodotti per la pelle.
Nei casi un pò più gravi si terrà conto di probabile infezione batterica, micotica o virale.

Molto comune è il caso dei puntini rossi: se notate dei puntini, potrebbe trattarsi di orticaria, che non è una patologia ma semplicemente una reazione del corpo, e più nello specifico del sistema immunitario che rilascia istamina.

Questa sostanza è la responsabile del gonfiore, del rossore e dei puntini rossi che si evidenziano su una zona estesa di pelle.
E’ bene evitare allarmismi: spesso le mamme credono che si tratti di una patologia contagiosa, ma l’orticaria è una semplice reazione ad un qualcosa che sta avvenendo nel corpo, per cui non può essere contagiata attraverso il contatto come può accadere nel caso di un fungo o di un batterio.

Cosa scatena l’orticaria?

Le cause possono essere molteplici. Si va dall’infezione all’allergia.
Anche una malattia autoimmune può manifestare tra i primi sintomi l’orticaria.
E’ proprio per questa moltitudine di possibili cause che non bisogna mai affidarsi al fai da te e rivolgersi al pediatra per individuarne l’origine scatenante. Qualsiasi cosa abbia scatenato la risposta immunitaria ha un’origine, una diagnosi e una cura differente da un’altra.

Anche nel caso in cui sospettiate un’allergia alimentare è bene evitare di eliminare dalla dieta alcuni alimenti.
Le cause di un’allergia possono variare molto.
Se non si effettuano prove allergiche non è semplice individuare l’allergene che può identificarsi con la polvere o con un determinato cibo.

Prime azioni da mettere in atto in caso di sospetta allergia

Per poter rimediare al fastidio cutaneo, e donare sollievo prima di individuare la causa scatenante, è necessario recarsi da un medico che somministrerà un antistaminico.

Questa tipologia di farmaco funge da antidoto e allontana la causa che revoca il rilascio di istamina.

A volte l’orticaria viene fuori accompagnata da gonfiore.
In questi casi il pediatra o il medico di base potrebbe prescrivere un cortisone. Ma questa soluzione spesso prolunga il decorso della reazione allergica e camuffa l’origine del problema.

Molto comune, oltre all’allergia come causa scatenante è la sudamina.
Questa compare attraverso la manifestazione di puntini rossi dovuti all’ostruzione dei dotti delle ghiandole sudoripare. Solitamente la sudamina non arreca prurito, se non in casi molto gravi, ma dio contro, rende la pelle molto ruvida al tatto.

Se il bambino non manifesta fastidio probabilmente si tratta proprio di sudamina.

Questo disturbo è molto frequente d’estate perché la pelle suda molto e i dotti sudoripari dei più piccoli ancora non sono ben sviluppati e non funzionano nella maniera ottimale.

Questi dotti tendono ad ostruirsi e il sudore anziché evaporare e venire fuori resta all’interno dei canali sotto pelle.
Negli adulti questa tendenza topica è pressoché assente in quanto la pelle ha raggiunto già quel grado di maturità tale da consentire una termoregolazione ottimale.

Per far fronte ad una situazione simile, a livello topico, si possono adottare alcuni accorgimenti: è utile, ad esempio, fare un bagno fresco al piccolo, svestirlo per favorire la traspirazione e optare per indumenti di cotone fresco.

Un valido aiuto potrebbe essere l’aggiunta di un po’ di amido di riso nella vaschetta da bagno che asciuga la pelle e assorbe il sudore in eccesso.

Per prevenire la comparsa di sudamina è fondamentale cercare di tenere il bambino il più possibile in un ambiente fresco e ventilato.

Il ricambio d’aria è importante non solo per far respirare bene il piccolo ma anche per mantenere la pelle ad una temperatura ottimale.

Il ricambio d’aria è un’argomento trattato anche nell’articolo Bambino sotto antibiotico

Bambino 3 anni non ascolta. Scopri Le cause

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bambino di 3 anni capricci

Verso i tre anni un bambino acquisisce maggiore consapevolezza di se stesso e soprattutto capisce di avere potere decisionale.
Il linguaggio in questa fase ha raggiunto un livello sufficiente da far percepire al bambino la propria autonomia e le proprie capacità.

Attraverso i no e le opposizioni il bambino tenta in maniera fisiologica di definire la propria identità
Se per alcuni versi, la fase dei “no” è naturale che ci sia, per altri versi una situazione insostenibile in cui il bambino diventa difficile da gestire in ogni momento, potrebbe nascondere problematiche più gravi.

Dietro un bambino difficile esistono delle sofferenze da comprendere

Se un bambino appare spesso arrabbiato, frustrato, mai accondiscendente e difficilmente lo si trova disposto ad un “si” probabilmente esiste un disagio psicologico che il piccolo non riesce a manifestare e al quale , quindi, tenta di sopraffare attraverso l’opposizione.

Dicendo continuamente no, il piccolo cerca di definire la propria autonomia, di dimostrare di non aver bisogno della figura genitoriale per sentirsi “individuo”.
Dietro un atteggiamento di chiusura, spesso si cela il bisogno di attenzioni e di considerazione da parte dell’adulto.

Ovviamente la ricerca della propria autonomia è bene che ci sia, ma in taluni casi oltrepassa i confini e si circoscrive al mero ambito dell’opposizione.

L’autonomia è un aspetto che va stimolato attraverso la stima di sé, l’attenzione e il rispetto da parte dei genitori e delle figure autorevoli che sono attorno al bambino.

Spesso gli adulti credono sia scontato che un bambino debba rispettare le regole, ma non questo comportamento non è ricambiato. Frequentemente si assiste a situazioni in cui gli adulti mancano di rispettare i loro figli.
Quando? Per la fretta spesso non si interpella il bambino riguardo i suoi bisogni, non lo si avvisa sufficientemente in anticipo quando è necessario che ci segua in qualche commissione.

Un bambino è sicuramente meno impegnato di un adulto, i suoi bisogni non sono finalizzati ad aspetti di responsabilità e sopravvivenza ma ciò non vuol dire che un bambino non sia degno di rispetto e di essere informato sulle attività che si intendono far seguire.

Un bambino ha il diritto di scegliere, seppur in maniera limitata e nei casi in cui ciò è previsto, cosa e come fare. Bisogna ricordare che un bambino è un piccolo mondo, è impegnato a crescere e a comprendere tutti gli aspetti della vita.

Non bisognerebbe mai sminuire i tempi dei bambini, mettere loro fretta, o peggio farsi sorprendere distratti e disattenti alle loro richieste.
Un bambino ha sempre bisogno dell’adulto di riferimento per poter crescere, ma anche per poter stare bene ed essere sereno questo aspetto diventa cruciale.

Cosa fare per allearci con i nostri figli e farci ascoltare?

Per andare incontro alle necessità dei nostri bambini, occorre fare molti passi indietro e tramutarci anche noi in bambini.
Tentare di ricordare quando eravamo noi ad essere piccoli e pensare come avremmo voluto ci rispondessero i nostri adulti di riferimento, quanta attenzione ci è mancata e come avremmo voluto ci fossero evitate alcune sofferenze.

  • Adottare atteggiamenti positivi che porteranno i bambini a farci ascoltare
  • Rendere un bambino disposto ad ascoltare non è semplice ma è possibile: non bisogna mai urlare o arrabbiarsi, peggio ancora alzare le mani e perdere il controllo.
  • Per fornire delle regole efficaci ai nostri figli è consigliabile adottare un tono di voce fermo e sicuro che sia autorevole e non autoritario.
    Per indirizzare i bambini verso l’atteggiamento corretto è consigliabile premiare il piccolo quando si comporta bene evitando di castigare soltanto l’atteggiamento scorretto.

    Non assecondare mai i capricci: cercare di distinguere i bisogni reali da quelli che sono frutto di stress e stanchezza.
    Evitare di reagire in maniera disperata ed incontrollata.
    L’adulto deve essere un esempio.
    Ricordiamo che i bambini sono persone, e come gli adulti spesso presentano mal umore e stress.
    Rendere un bambino disposto verso di noi significa renderlo sereno e felice.

Bambino oppositivo : quali sono le cause e cosa possiamo fare

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bambino oppositivo scoprilo

Spesso capita di avere a che fare ad un certo punto della nostra vita con un bambino oppositivo.

Non sappiamo come comportarci e tutto ciò che ci viene in mente di fare riguarda la rigida disciplina: tentiamo di “rimettere in riga” il bambino, tentando di combattere la sua ostilità con un comportamento che in realtà non è del tutto risolutore.

Iniziamo a percepire un continuo rifiuto nonché una mancanza di attenzione per le nostre richieste.
Solitamente la reazione che si instaura in situazioni di questo tipo, risulta tutt’altro che positiva.
Un bambino che si oppone però, cela un disagio ed è molto importante ed utile capire quale.

La disattenzione degli adulti è una concausa dell’atteggiamento oppositivo

Il più delle volte crediamo che i bambini debbano ubbidire e basta, che non sia importante fornire loro una spiegazione delle nostre richieste nonostante il loro volere, e che tutte le opposizioni avanzate sono frutto di capricci.

Sarebbe più opportuno imparare a capire che non tutti gli atteggiamenti dei bambini sono frutto di un capriccio e che comprendere e rispettare il loro stato d’animo è di rilevanza assoluta per far sì che crescano serenamente, instaurando un buon rapporto con loro.

Quando un bambino si nega in qualsiasi richiesta probabilmente sta cercando di affermare la propria identità.
Questo atteggiamento deriva il più delle volte da una mancanza di attenzione: il bambino chiede considerazione, non si sente ascoltatoe rispettato e tenta di chiedere amore.

Un meccanismo azione-reazione che non porta a soluzioni

Il comportamento dei bambini suscita normalmente rabbia e frustrazione.
Il genitore percepisce un tono di sfida che lo porta a reagire allo stesso modo del piccolo.

In questa fase solitamente si instaura un meccanismo subdolo che in realtà è solo un’arma a doppio taglio.
E’ raro che un genitore si fermi a pensare quale sia il disagio che spinge il bambino a comportarsi in quel modo e il meccanismo che ne viene fuori fa sì che i bambini si sentano presi in considerazione solo per le cose sbagliate che fanno, solo quando si oppongono e si comportano male.

L’unico modo per avere l’attenzione di mamma e papà e dell’insegnante è quindi quella di comportarsi male e negarsi. Questo è il modo in cui il bambino tenta di esserci, di sentirsi protagonista, poichè si rende conto che qualsiasi altro comportamento positivo fa sì che passi inosservato.

E’ questo il motivo: Il bambino non si sente amato, e invece un bambino spesso ha bisogno di sentirsi importante sempre per gli adulti che sono per lui un riferimento.

Assumere un atteggiamento positivo e costruttivo per i nostri bambini

La soluzione più opportuna sta nell’oltrepassare l’atteggiamento ostile e capire che dietro un bambino difficile c’è una richiesta d’amore e di attenzione.
C’è bisogno di essere più positivi, di assumere un atteggiamento diverso e costruttivo, dimostrare ai nostri figli o alunni che siano, che desideriamo il loro bene e che per noi sono importanti sempre.

I bambini hanno bisogno di costruirsi una propria identità e per aiutarli in questo c’è bisogno di valorizzare i lati positivi e non demonizzare continuamente solo gli aspetti negativi del loro carattere.

Assumere un atteggiamento pervicacemente ostile lascerà nell’adulto un senso di colpa e di impotenza, e nel bambino solitudine e tristezza.
I bambini che non si sentono amati tendono ad allontanarsi dalle figure di riferimento.

Ciò che possiamo fare è evitare di giudicare ogni atteggiamento e chiedere sinceramente al piccolo che cosa desidera dal nostro coportamento, se sbagliamo qualcosa e che cosa lo fa sentire incompreso.

A volte bisogna fare un passo indietro per poter essere un passo avanti.

I bambini che non si sentono amati tendono ad allontanarsi dalle figure di riferimento, scopri se invece il tuo bambino è iperattivo

Bambino iperattivo di 5 anni: consigli preziosi su come gestire questo lato del carattere

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bambini iperattivi a 5 anni

Molto spesso abbiamo a che fare con bambini che sembrano non volersi fermare mai. Sentiamo ironicamente dire che i bambini hanno le batterie indistruttibili.
Potrebbe trattarsi anche di nostro figlio e a volte vorremmo proprio trovare il modo per contenere questa vivacità inarrestabile. Prima però conviene chiedersi perchè i bambini sono così attivi; perchè alcuni lo sono più di altri e se è davvero giusto chiedere loro di stare fermi e zitti.

Quali sono le problematiche, se ci sono, di un bambino iperattivo?

Per prima cosa, bisogna capire che nella natura di un bambino è intrinseca la vivacità. A tutti i bambini piace giocare e scoprire il mondo.

Diversamente sarebbe davvero strano. Un bambino non incanala le energie nel lavoro come un adulto e lo fa quindi nel gioco. Il gioco dei bambini è un mondo vasto e vario e ogni bambino lo sfrutta con una energia differente da un altro.

Ma perchè alcuni bambini sono così vivaci? Semplicemente perchè alcuni bambini hanno un temperamento particolarmente vivace e altri hanno un pò meno allegria.

Ne ho parlato in questo articolo se stai pensando che il tuo bambino è affetto di forme di autismo:Come capire se un bambino è autistico

La vivacità di un bambino spesso è data anche dal contesto che lo circonda, il modo in cui gli viene permesso di liberare le energie e l’attenzione che riceve dagli adulti di riferimento. Non dimenticate mai di dedicare del tempo ai bambini.

L’amore e l’affetto non sempre bastano. Un bambino ha bisogno di attenzioni, di considerazione e di condividere con le persone che gli sono accanto i suoi momenti di gioco.

Come aiutare un bambino vivace?

Modulare la vivacità di un bambino senza opprimere la sua libertà di espressione è possibile.
Come? Occorre incanalare correttamente la vitalità che gli è propria.

Non possiamo chiedere continuamente ad un bambino di 5 anni di stare fermo, seduto e zitto.
Fisiologicamente un bambino a quell’età è frizzante , agile e ha bisogno di sperimentare tutto ciò che lo circonda proprio perchè è nella sua natura essere curioso e interessato. Una delle cose migliori da fare è chiedergli di mettere in atto delle attività sostenibili alla sua età.

Reprimere la sua vivacità contribuirebbe soltanto a farlo esplodere di rabbia. L’energia in qualche modo deve essere liberata e quella di un bambino di 5 anni può essere incanalata nello sport nei giochi di gruppo, nelle attività all’aria aperta. Facciamo in modo quindi che i nostri bambini si stanchino ma allo stesso tempo liberino le proprie energie in maniera costruttiva.

Un bambino ha bisogno di attenzioni, di considerazione e di condividere con le persone che gli sono accanto i suoi momenti di gioco, leggi cosa significa avere un bambino oppositivo

Dopo il fenomeno “Blue whale” ecco “Momo”

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Momo il successore di whale

Circa un anno fa tra i ragazzini si era diffuso un gioco pericoloso che ha portato alla morte molti adolescenti in tutto il mondo, manipolando le loro menti e i loro cuori, fino a portarli al suicidio.

Oggi arriva un altro fenomeno pericoloso per i nostri bambini e ragazzi: “Momo”, un mostro che sa tutto di te e ti porta a conoscere la violenza, ti rende schiavo, ti fa sentire inadeguato, ti intimorisce, ricatta, ti impone di NON spezzare mai la catena che ha creato ma, soprattutto, di fare ciò che lui dice… anche fino alla morte!!

E’ per contrastare questi fenomeno che noi genitori, dobbiamo sempre sapere contro cosa combattere, non ci si può permettere di non sapere, bisogna informarsi!
Qui troverete un riassunto di quanto ho trovato in rete, ma soprattutto vi invito a osservare e parlare con i vostri bambini e ragazzi, a non perdeteli mai di vista, guardate con loro video su YouTube, non pensate che noi mamme siamo delle super eroine prendiamoci dei momenti con i nostri bambini; fatevi coinvolgere su quello che seguono, su cosa sognano, pensano, e, attraverso il dialogo, arriverete anche alle loro preoccupazioni e potrete così aiutarli a non farsi abbindolare da meccanismi pericolosi, o da amicizie ancora più pericolose, avete uno strumento molto potente, si chiama comunicazione, usatelo!!!

Non mollate mai la presa, non lasciateli soli, può essere davvero pericoloso!!!!!!!

Chi è Momo?

Momo chi è

Il terrore per gli adolescenti è“Momo Game” che si diffonde su app di messaggistica, come WhatsApp.
Se ne parla in tutto il mondo, non solo in Italia, proprio perché per il fatto di transitare su app, diventando virale viaggia in tutti gli angoli del globo.
Si tratta di una challange tra adolescenti, una sorta di sfida virale.

Momo appare in foto come un personaggio terrificante con occhi grandi che sporgono fuori dalle orbite, pelle chiara e ghigno macabro.

Ma chi è REALMENTE Momo?

Momo scultura

Momo viene dal Giappone, quella che si vede su Whatsapp è l’immagine di una scultura di una “donna-uccello” che faceva parte di una mostra sui fantasmi e spettri.

La scultura horror realizzata dall’artista giapponese Midori Hayashi è stata esposta nel 2016 in una galleria d’arte di Ginza, la Vanilla Gallery nel lussuoso quartiere di Tokyo.

Al momento le autorità argentine stanno indagando se il suicidio di una dodicenne di nome Selene, morta domenica scorsa, possa essere ricondotto al gioco anche se non ci sono ancora conferme o smentite.

Secondo le indagini, però la ragazzina sarebbe stata incitata al suicidio dal gioco che prevedeva di filmarsi mentre lo faceva per diffondere, poi, il video sul web.
La bimba si sarebbe impiccata ad un albero riprendendo il foce gesto.

Gli adolescenti entrano in questo meccanismo e diventano vittime di chi incita al suicidio, alla violenza, minacciandoli di maledizioni, e così i ragazzi fragili, si sentono preda di ansia, paura, depressione e non riescono a razionalizzare, qui entrano in gioco gli adulti,  che se riescono a cogliere i segnali di un disagio, possono intervenire evitando tragedie.

Scopri le seguenti letture: Bambino e tecnologia come comportarsi?

Preparare la torta di compleanno con il tuo bambino

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torta con bambini come affrontarla

E’ arrivato il momento di organizzare la festa di compleanno per il tuo bambino e stai pensando di coinvolgerlo nella preparazione?

Bene, non c’è nulla di più entusiasmante per un bambino che sentirsi protagonista indiscusso della propria festa di compleanno.
Ricorderemmo anche noi di quando eravamo piccoli e stavamo lì a pensare ai giorni e a fare il conto alla rovescia di quanti ne mancavano al grande evento.
“Al mio compleanno diventerò più grande” è il pensiero che tutti i bambini fanno, e quel numerino in più rappresenta un traguardo davvero speciale.

Ogni bambino adora il suo compleanno e un genitore che coinvolge il proprio figlio nell’organizzazione della festicciola sta facendo un gran regalo, forse il più bello in assoluto.

Scopri se la tecnologia e bambini vanno d’accordo.

Unire l’utile e il dilettevole non è mai stato così positivo

Preparare la torta di compleanno insieme al nostro piccolo festeggiato è un modo per rendere il piccolo non solo protagonista del suo momento, come giusto che sia, infatti si tratta di un particolare molto importante che racchiude grande intimità tra mamma e figlio o tra padre e figlio.

Allo stesso tempo contribuisce a stimolare la fantasia e la creatività dei nostri bambini.
Creare dei momenti di gioia per il piccolo, come quello della preparazione della torta riprende una parte di Famiglia e consolida quel rapporto tra il piccolo e chi si sta prendendo cura di lui/lei.

Prepararsi per la torta con il tuo bimbo

Una buona abitudine potrebbe essere anche quella di organizzare a puntino tutto il resto dei preparativi assieme al piccolo festeggiato: festoni, addobbo della tavola, spesa e biglietti di invito sono il giusto espediente per responsabilizzare il piccolo, oltre a farlo sentire felice ed entusiasta.

Non c’è nulla di meglio che proporre ad un bambino un’attività che gli è utile alla crescita e che al contempo stimoli la sua voglia di giocare.

Consigli pratici per riuscire al meglio nel realizzare la torta

Elencati tutti i punti a favore sulla preparazione della torta insieme al piccolo festeggiato, dovremmo pensare a cosa e come prepararlo.
La miglior azione sarebbe quella di chiedere al nostro bambino.
Attenersi ai gusti del piccolo è un modo ulteriore per dargli importanza e farlo sentire il protagonista numero uno. Preparare la torta che gli piace lo invoglierà nella preparazione e il suo entusiasmo toccherà le stelle.

Sappiamo tra l’altro, che ogni bambino si affeziona ad un personaggio dei cartoons e se non ci sono personaggi particolarmente graditi nei paraggi a cui ispirarsi, possiamo far leva su una passione del piccolo: il suo sport preferito o la preparazione della torta a forma dell’animale preferito.

Ricordiamoci l’evergreen delle torte per i più piccoli: il Pan di Spagna.
Potete farcire questa specialità come più gradisce il piccolo: cioccolato o nocciola che rappresentano i classici gusti preferiti dai più piccini, fino ad arrivare al tanto amato binomio panna e fragole, amato anche dagli adulti.

Sicuramente con il Pan di Spagna non sbaglierete: tutti i bambini invitati saranno contenti e anche gli adulti apprezzeranno.
Se il vostro bambino festeggia il compleanno in un momento particolare dell’anno come Halloween, Pasqua o Natale potreste optare per una festa a tema che renderà sicuramente il tutto molto più particolare ed entusiasmante per il piccolo.

I bambini potrebbero essere ancora più eccitati all’idea di preparare dei biglietti di invito a tema oltre ad accingersi nella preparazione di una torta con i colori dell’evento.
Se state organizzando una festa in piena estate un suggerimento potrebbe essere quello di organizzare una festa in piscina.
Se ne avete la possibilità questa opzione renderà vostro figlio elettrizzato.

Anche i bambini inviatati si divertiranno tantissimo.

Cucinare con i bambini: consigli e benefici del coinvolgimento culinario dei più piccoli

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bambini e cucina solo pro nessun contro

Il momento condiviso della preparazione dei cibi e del pasto in una famiglia è un momento davvero importante, specialmente se impegni quotidiani e lavoro ci tengono lontani tutto il giorno.

Cercare dei momenti di condivisione e trovarli spesso è davvero difficile.
Non riusciamo a trovare mezz’ora da dedicare al nostro partner oppure ai nostri bambini che ancor prima di tutti hanno davvero bisogno di noi.

Un valido suggerimento, se si riesce a preparare qualcosa in casa in presenza dei nostri figli, è quello di coinvolgerli nella preparazione della cena o del pranzo: cucinare insieme è un momento davvero particolare e contribuisce a mantenere forte il rapporto con i vostri piccoli.

Anche se i bambini sono molto piccoli e starete pensando che è impossibile a quest’età, in realtà si può iniziare con poco: lasciargli le bucce delle verdure tra le mani e consentirgli di giocare con quelle, è un modo ottimo di iniziare il coinvolgimento.

Il bambino in questo modo si sentirà partecipe del vostro momento, sentirà di essere insieme a voi e allo stesso tempo inizierà a prendere confidenza in maniera diretta con il cibo.
In un secondo momento questa abitudine porterà vostro figlio a chiedervi di partecipare attivamente alla preparazione del pasto. E questa sarà davvero positivo per il suo sviluppo, nelle diverse fasi.

I primi aspetti positivi riguardano il legame affettivo

Questo modo di condividere i momenti della giornata farà sentire i bambini utili alla famiglia, partecipi e responsabili.
Il legame affettivo genitore e figlio si rafforza enormemente e la fiducia del piccolo nei confronti dell’adulto diventa più solida.
Inoltre, con il tempo, il bambino potrebbe a manifestare grande interesse per questa attività e appassionarsi alla cucina.

Creando una buona abitudine come questa della condivisione, avrete creato anche un momento.
Creare delle abitudini, dei momenti particolari in famiglia è un modo di cristallizzare dei ricordi positivi nella mente dei piccoli, ricordi che torneranno sempre alla mente durante la vita e che contribuiranno al benessere psicologico del piccolo.

Perché è così importante farsi aiutare ai fornelli?

E’ stato dimostrato che coinvolgere i bambini nelle attività culinarie, tra l’altro, contribuisce a stimolare le aree cognitive, il linguaggio e la matematica: versare i liquidi nei recipienti nella misura giusta o contare le uova, tenere considerazione dei gesti che si compiono, aiuterebbe il bambino a sviluppare le capacità mentali e a stabilizzare la soglia dell’attenzione.

Chiedere ai bambini, dopo una certa età ovviamente, di leggere le ricette e seguire le istruzioni è un altro metodo da tenere in considerazione per stimolare la comunicazione.
In questo modo anche il lessico del bambino ne troverà giovamento .

Affidare ai bambini un compito preciso come grattugiare il formaggio oppure aggiungere un po’ d’acqua in un pentolino, servirà a farli sentire responsabili di un piccolo compito.
Grazie alla cucina potrai educare il tuo bambino divertendoti con lui e soprattutto godendoti il tuo bambino

Il coinvolgimento in cucina contribuisce ad affinare il senso del gusto e dell’olfatto, a conoscere il cibo e ad affinare il coordinamento manuale rendendo i bambini più autonomi, e soprattutto far conoscere il rispetto tra bambini o tra persone più adulte.

Insegnare l’arte della cucina sana

Se siete ben disposti verso la condivisione e l’approccio culinario dei bambini, sappiate che la cucina oltre ad essere un punto di ritrovo, può rappresentare anche il luogo adatto per fare imparare qualcosa in più sul cibo ai vostri piccoli.

Avete mai pensato che in cucina i bambini possono acquisire nuove sane abitudini? Se siete alla prese con un bimbo difficile nei gusti, che mangia mal volentieri cibi sani, potreste pensare di ideare qualche ricetta sfiziosa adoperando quei cibi poco graditi.

Coinvolgendo il bambino in un’attività ricreativa, noterete una maggiore disponibilità ad assaggiare pietanze che prima vi sembrano impossibili da far mangiare. Provare per credere!

Disostruzione delle vie aeree nel bambino. Cosa fare

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manovre disostruzione croce rossa

Questo tema è particolarmente delicato.
E’ molto importante che almeno un adulto in famiglia sappia manovrare un bambino nel caso di ostruzione con il cibo. Esistono diversi corsi di primo soccorso che evitano il peggio nelle situazioni di particolare pericolo.

Questi corsi di primo intervento sono solitamente suddivisi in corsi per il primo soccorso degli adulti e dei più piccini.
E’ bene ricordarsi infatti che alcuni soggetti come i bambini e le donne incinte vanno manovrati in maniera del tutto differente dagli adulti in condizioni normali.

Purtroppo secondo le stime sono ancora tantissimi i bambini soffocati da oggetti e/o cibo.
Un’azione di grande civiltà e sicurezza sarebbe quella di imparare a compiere le prime manovre di disostruzione, per farlo è necessario frequentare i corsi organizzati periodicamente dalle ASL o dai privati.

E’ fondamentale che il tutore o il genitore che si prende cura del bambino sappia come comportarsi in determinate situazioni e sappia come somministrare il cibo e che tipo di oggetti lasciare nella mani di un bambino in base alla sua età.
In questa sezione vediamo cosa possiamo fare e come approcciare in maniera orientativa dinanzi ad un pericolo come l’ostruzione delle vie aeree.

Come comportarsi se avviene ostruzione parziale e completa

Innanzitutto bisogna differenziare la tipologia di ostruzione cui siamo di fronte.
E’ importante che il genitore o la persona che si trovi in presenza del bambino vittima di ostruzione, comprenda se il bambino è completamente impossibilitato a respirare oppure attraverso le sue vie respiratorie, riesce a passare comunque dell’aria. L’ostruzione parziale si verifica quando il corpo estraneo si trova in una posizione tale da favorire comunque il passaggio di aria.

In questi casi possiamo accorgerci del disagio perché il bambino respira in maniera ridotta ma manifesta dei segnali che altrimenti non potrebbe presentare, come il pianto, la tosse e in alcuni casi anche la comunicazione del disagio.

Cosa fare in caso di ostruzione parziale?

Ricordiamoci che provare in maniera impropria a disostruire le vie aeree potrebbe causare danni e portare il bambino all’ostruzione completa.
Farsi prendere dal panico è la prima azione da evitare.

La prima cosa da fare è chiamare i soccorsi e fornire l’indirizzo in maniera chiara e completa, facendo attenzione a non andare in ansia.
Le situazioni di panico favoriscono movimenti errati ed incontrollati.
Tentare di estrarre il corpo estraneo dal corpicino del piccolo potrebbe essergli fatale. Mentre si aspettano i soccorsi possiamo soltanto chiedere al piccolo di tossire e cercare di tranquillizzarlo. Se è possibile, somministriamo ossigeno.
Altrimenti se sappiamo fare la manovra e siamo sicuri optiamo per quest’ultima opzione.

Cosa fare in caso di ostruzione completa?

In questo caso ci troviamo di fronte ad una situazione drammatica e speriamo che non si presenti mai. Se dovesse succedere la cosa migliore sarebbe quella di effettuare la manovra corretta. In primis occorre allertare velocemente i soccorsi. Nel frattempo, provare ad eseguire la manovra a seconda delle condizioni fisiche e dell’età del bambino.

Fino al primo anno di vita

I neonati fino al primo anno di età vanno disostruiti in un determinato modo che non è lo stesso che per i bambini più grandi.
I lattanti vanno posizionati in posizione prona sull’avambraccio.
Fatto ciò è necessario appoggiare l’avambraccio sulla coscia e dare 5 volte dei colpi decisi interscapolari.

Effettuate queste, girare il corpicino del piccolo in posizione supina ed effettuare delle compressioni toraciche, una ogni 3 secondi all’incirca.

E’ importante effettuare le compressioni nel punto di “repere”.
I punti di repere sono dei punti anatomici particolari che i medici hanno individuato per localizzare univocamente un determinato punto del corpo. In questo caso, bisogna reperire ( repere) il punto terzo medio inferiore dello sterno. Medio sta per parte mediale del corpo, sul versante interno; inferiore sta per lontano dalla testa, generalmente sotto di essa.

L’alternanza delle due manovre andrà ripetuta fino a che il bambino non sarà completamente disostruito. Purtroppo può capitare che ciò non accada e che la manovra porti comunque a non risolvere la situazione. In questo caso il lattante diverrà incosciente.

Dopo il primo anno, fino all’età adulta

Per questa fascia di età i bambini possono essere disostruiti come fossero adulti. E’ necessario effettuare la manovra di Heimlich.
Questa manovra va effettuata con il bambino seduto oppure in piedi. Occorre posizionarsi alla schiena del soggetto, abbracciarlo sotto lo sterno ed effettuare con le dita pollice ed indice di una mano, la lettera “C” posizionando il pollice sotto lo sterno, nel punto immediatamente inferiore, facendo cadere l’indice sull’ombelico.

All’interno della C va posta l’altra mano a forma di pugno con il pollice posizionato all’interno della mano.
A questo punto bisogna effettuare delle compressioni vigorose verso l’interno, più precisamente dal basso verso l’alto e contemporaneamente che vadano verso l’interno.

Bisogna essere costanti nell’operazione e continuare fino a che non giungono i soccorsi.
Nel caso in cui dovesse verificarsi l’ipotesi che il bambino diventa incosciente è bene posizionare il piccolo in posizione supina ed effettuare la rianimazione cardio-polmonare.

Come comportarsi di fronte ad un bambino dislessico?

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bambino dislessico come comportarsi

Negli ultimi anni si sente parlare spesso del DSA. Molti credono si tratti di una malattia e alcuni credono sia irrisolvibile.
In realtà i bambini affetti da dislessia hanno solo bisogno di più attenzione ma sono perfettamente in grado di superare questo piccolo ostacolo e mettersi al pari con gli altri bimbi.

Sarà capitato a tutti almeno una volta di incontrare bambini con un disturbo dell’apprendimento.
Alcune famiglie convivono con un bimbo affetto da DSA in maniera serena affrontando in maniera equilibrata le difficoltà proprie di questa particolarità.

La dislessia non è una vera e propria malattia, nonostante si manifesti secondo una matrice genetica.
Si tratta di una diversità neurologica che influisce sull’apprendimento di alcune pratiche come la lettura, la scrittura e la codifica dei numeri.
I bambini che manifestano DSA compensano le proprie difficoltà sviluppando il pensiero visuo-spaziale, spostando quindi il proprio focus d’attenzione sulle immagini, sui filmati e gli schemi.

Come bisogna comportarsi in famiglia?

Il benessere di un bambino con DSA inizia in famiglia.
Non è indispensabile possedere una conoscenza scientifica di questo disturbo per relazionarsi con i soggetti affetti da questo disturbo.
In realtà occorre avere tanta fiducia nei bambini.

Il sostegno degli adulti e la stima che riescono ad infondere nei soggetti dislessici, sono aspetti di fondamentale importanza.
Quando i bambini non si sentono amati e sostenuti, ma anzi abbandonati, tendono a perdere il senso di adeguatezza, rischiando di perdere ogni fiducia in se stessi. Ciò di cui ogni bambino, in particolar modo un bambino con DSA , ha bisogno, è di vivere in un ambiente sereno e non troppo critico.

In famiglia i genitori devono stabilire i ruoli e farli rispettare, creando pace e pazienza, ma allo stesso tempo offrire degli strumenti di facilitazione per il bimbo affetto da disturbo dell’apprendimento.
Per quanto concerne questo ultimo aspetto, è importante non oltrepassare il confine e non offrire al bambino interessato strumenti riduttivi rispetto al ritardo cognitivo.

La facilitazione dovrebbe costituire solo un aspetto circoscritto alla decodifica dei codici da analizzare.
L’errore è quello di credere che in questi soggetti il QI sia inferiore alla media e invece non è così: i soggetti con DSA hanno un quoziente intellettivo pari a quello degli altri e per questa ragione non è necessario facilitare il percorso cognitivo che porta alla soluzione.
Come capire se il tuo bambino è affetto da dsa?
La dislessia comporta soltanto un rallentamento delle funzioni.

Elementi facilitanti

A scuola il bambino inizia a manifestare la propria difficoltà proprio perché si tratta del luogo preposto alla decodifica delle lettere e dei numeri.
In questo contesto, l’insegnante gioca un ruolo chiave nella facilitazione degli strumenti adatti alla decodifica.

Ad esempio, di fronte ad un problema matematico un elemento facilitante per un bambino con DSA è la rilettura del testo.
Il problema è largamente comprensibile dal bambino, la difficoltà si configurerà semplicemente nel tempo di soluzione. Per fare in modo che il bambino non sprechi troppa energia nel lavoro di decodifica, è necessario che il tutore rilegga il testo più volte.

L’importanza della lettura nei disturbi dell’apprendimento

Leggere storie per i bambini dislessici, coinvolgerli facendoli appassionare alla lettura, è un ottimo sostegno psichico nonché un elemento di supporto terapeutico nella stimolazione del linguaggio.
Per poter superare al meglio questo disturbo, i bambini hanno necessità di non sentire il peso delle proprie difficoltà.

Per questo agli adulti viene chiesto di rendere amichevole il rapporto con i libri, e piacevole la lettura.
Ogni bambino dislessico ha il diritto di godere della fantasia e l’entusiasmo che i libri sono in grado di offrire.

Cosa posso fare se il mio bambino vuole stare sempre in braccio?

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bambino in braccio

Una mamma terrebbe sempre e per sempre il proprio figlio tra le braccia, ma così facendo il bambino rallenta nel processo di acquisizione della propria autonomia.

Quando e perché è importante mantenere il contatto stretto con un bimbo?
È sempre giusto ignorare il pianto di un bimbo?

I bambini hanno come unica forma di comunicazione il pianto.
Almeno fino a che il loro linguaggio non si sviluppa ad un livello sufficiente da consentire l’espressione dei propri bisogni.

Attraverso il pianto comunicano fame, sonno, fastidio, dolore e anche la voglia di coccole e il bisogno di mamma. Bisogna considerare che un bambino appena nato subisce un trauma, che per molti versi è simile a quello che prova la mamma: il distacco.
Per nove mesi un bimbo si forma e cresce all’interno dell’utero, ne è protetto ed è qui che ricava il nutrimento.
Un bambino fino al suo arrivo al mondo non conosce altro che la pancia della sua mamma, l’utero è la stata l’unica casa.

È importante considerare questa premessa per capire uno dei bisogni fondamentali del neonato nei primi mesi di vita: il contatto materno.
Un bimbo appena nato non piange solo quando ha fame o sonno.
Un bambino può piangere perché ha bisogno di sentire il contatto con la sua mamma, come abbiamo spiegato all’interno dell’articolo di come comunicare con il proprio bambino.

Spesso si sente dire che è importante non tenere in braccio i bambini per troppo tempo per evitare che ne prendano il vizio.
Quanto è vera questa espressione ? L’abitudine a stare in braccio nei primi mesi di vita non esiste.

Il bisogno di mamma è un bisogno fisiologico che va rispettato e assecondato.
Cosa diversa se si parla di un bimbo oltre i tre anni. Nei primi mesi di vita è importantissimo abbondare di coccole. Tenere il bambino il più possibile tra le braccia è fondamentale: fornire rassicurazione risponde ad un bisogno primario paragonabile a quello del nutrimento.

Quando occorre iniziare il distacco?

Non esiste un’età precisa in cui deve avvenire il distacco.
Questo è un processo graduale ed è importante che avvenga secondo tappe precise senza affrettare i tempi.
È importante che il bambino acquisisca autonomia e indipendenza ma soprattutto è importante che il bambino si senta protagonista del suo corpo.

Verso i due/ tre anni, i bambini iniziano a rispondere attivamente alle stimolazioni esterne: il gioco dei bambini a partire dagli input degli adulti sono di supporto a questo processo che porterà il bambino a voler scoprire il mondo esterno.
Non occorre dunque forzare i bambini.
Lasciarli piangere equivarrebbe ad una tortura psicologica e può rivelarsi rischioso : ignorare i segnali dei bambini, pensando siano sempre collegati ad un capriccio può distrarci da un bisogno importante.

Creare dei rituali per abituare il bambino alla sua indipendenza

Esistono valide strategie per rendere i bambini indipendenti e consci della propria vita all’esterno dell’utero materno a partire già dalle otto settimane di vita.
Ovviamente il bisogno di rassicurazione decresce mano a mano che il bambino sviluppa.
Il bisogno delle prime settimane sarà sempre più forte rispetto al bisogno di un bimbo che si avvia al primo anno di età.

Creare momenti di routine, che siano di relax come un massaggio alla sera prima della nanna o la riproduzione di un clima ambientale che sia sempre identico ad una determinata ora, contribuisce ad acquisire delle abitudini che non siano vincolate alla presenza della mamma.

Stabilire una differenza tra giorno e notte, tra il momento di gioco e quello del pasto può essere una strategia vincente adottabile già verso le 6/8 settimane di vita.

Compiere quotidianamente sempre lo stesso gesto, seguire una determinata routine ad una solita ora, contribuirà a rendere protagonista il bambino, a stimolarlo ad alcune attività come il sonno, allontanandolo gradualmente dal continuo e costante bisogno di stare tra le braccia di mamma.

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