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Cosa devi sapere se stai per adottare un bambino

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cosa sapere se stai adottando

Quella dell’adozione è una tematica tanto grande quanto delicata, vi sono tantissimi aspetti da prendere in considerazione e nella seguente trattazione cercheremo di fornire gli spunti utili per aumentare la propria consapevolezza.

Immaginiamo infatti che se stai leggendo queste righe molto probabilmente hai già in mente di adottare un bambino e che senza dubbio hai le tue buone motivazioni che ti spingono verso un passo del genere.
Tuttavia, a prescindere dei tuoi motivi, ci teniamo a farti sapere che è una scelta che ti farebbe onore perché si tratta di un atto d’amore vero, puro, e l’amore non è mai sprecato, anzi, ce ne è sempre bisogno!
Allo stesso modo, bisogna pur ammettere che anche in fase embrionale del progetto d’adozione vi possono essere dubbi e si possono incontrare delle difficoltà.

Per questo abbiamo deciso di soffermarci sulla prima fase che rappresenta un iter importante tanto l’adozione vera e propria: ci sono sì dei requisiti da rispettare, dei passaggi da seguire, ma ciò che può fare la differenza sono i consigli di altre famiglie che già hanno adottato.
Confrontarsi con chi ha affrontato un’adozione è quindi utile per venire a conoscenza di ciò che succede davvero quando si torna a casa con il proprio figlio adottivo e cosa ciò comporti nella vita di tutti i giorni.

Cosa prevede la legge italiana

Come anticipato, prima di procedere con l’adozione effettiva è previsto un percorso parecchio lungo e complesso perché si parla di vite, di persone, di bambini e la scelta deve essere consapevole. Affidare un bambino ad una famiglia comporta un grande impegno ed un’altrettanto grande responsabilità.

Gli enti e le associazioni preposte all’adozione hanno a cuore il futuro dei bambini, a prescindere dalla loro età e dalla loro precedente situazione familiare. Con ciò vogliamo dire che i servizi sociali seguono le direttive dei Tribunali dei Minori, i quali si attengono alla legge italiana, che a sua volta sancisce dei requisiti ben specifici per chi inoltra domanda di adozione.

Principalmente, la famiglia adottiva dovrebbe essere sposata o convivente da almeno tre anni, la differenza di età tra i genitori ed il bambino dovrebbe essere compresa tra i 18 e i 45 anni di età e entrambi i genitori dovrebbero avere uno stato di salute ed economico tale da avere riconosciuta l’idoneità per il mantenimento, l’educazione e l’istruzione del bambino.

Ecco che, oltre al certificato di nascita e di buona salute, vengono richieste le buste paga degli aspiranti genitori adottivi e/o le dichiarazioni dei redditi.
Prima di proseguire, apriamo una parentesi specificando che si parla di genitori adottivi fintanto che si ha a che fare con un’adozione vera e propria, nazionale o internazionale che sia, e non quando si parla di affidamento. Molto spesso si tende a confondere questi due provvedimenti giuridici che si differenziano per la durata e la veste giuridica che gli attori assumono.

Infatti con l’adozione il bambino diventa figlio legittimo di una coppia, con l’affidamento viene solamente affidato appunto ad una nuova famiglia. L’affidamento è un provvedimento temporaneo, decade cioè quando il minore compie 18 anni; tuttavia, se ne sussistono le condizioni e ne viene fatta richiesta, può convertirsi in adozione.

Perché rivolgersi alle associazioni di famiglie e genitori adottivi

Al di là dei requisiti e dei passaggi burocratici da seguire, quel che aiuta veramente a maturare una decisione tanto importante è avvicinarsi al mondo dell’adozione, iniziando per esempio a frequentare un centro di accoglienza per minori. Stare a contatto con dei bambini che non hanno la mamma ed il papà e vivere in prima persona l’esperienza di trascorrere con loro una giornata, una mattinata, un pomeriggio o anche solo un paio d’ore, è molto utile.

Parimenti è consigliabile anche entrare in contatto con i genitori adottivi della tua zona, ti sorprenderai nello scoprire quante sono le famiglie della tua città che hanno adottato uno o più bambini, in Italia infatti abbiamo dei numeri positivi in termini di adozioni annuali. Per trovar queste famiglie puoi rivolgerti alle associazioni dei genitori e parlare quindi sia con i genitori che con i loro figli.

Se da un lato le coppie ti racconteranno il loro percorso e la loro storia, condita da gioia e fatiche, dall’altra i figli saranno il termometro della felicità: è ascoltando le loro parole e guardando i loro occhi, il loro modo di comportarsi e giocare che ti farà trovare la risposta alla domanda se adottare fa per te, risposta che sicuramente è già dentro di te.

Adottare un bambino a distanza

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adozioni a distanza

Uno dei gesti d’amore più belli è la solidarietà, soprattutto lo è la solidarietà nei confronti di chi è meno fortunato ed ha il futuro minato. Tante sono le associazioni, italiane ed internazionali, che operano nel terzo mondo, nei paesi colpiti dalle guerre, per migliorare le condizioni di vita degli abitanti ed i bambini di questi posti, ed è in questo modo che tra i tanti progetti umanitari sono nate le adozioni a distanza.

Si tratta di adozioni di bambini in difficoltà attraverso delle donazioni mensili, trimestrali, semestrali o annuali. Non è importante la cadenza con la quale effettuarle, quel che è importante è farle perché consentono di migliorare la vita di un bambino e questo non ha prezzo. Adottare un bambino a distanza significa prendersi cura della sua alimentazione, della sua istruzione e della sua salute collaborando con un intermediario, che è appunto la Onlus scelta, o meglio i volontari dell’associazione.

Si tratta di un qualcosa che riempie il cuore ed il bene genera sempre il bene. Ogni volta che si riceve un aggiornamento, sia esso una lettera o una nuova foto, il cuore batte forte e si riceve dentro di noi la conferma di aver fatto la scelta giusta.

Il fatto di poter interagire con il bambino, o la bambina, che si è adottato, è molto utile in quanto anche a distanza è possibile creare un legame forte. Ecco che la scelta dell’associazione partner a cui affidare questo compito tanto delicato va fatta adeguatamente.

Come scegliere l’associazione

Al di là dell’aspetto economico, quel che si consiglia di prendere in considerazione per scegliere la giusta associazione per l’adozione a distanza è innanzitutto il paese in cui opera ed in secondo luogo che cosa è compreso nel progetto.

Sappiamo che parte del sostegno che si dona viene usato per la comunità in cui il bambino vive perché è indubbiamente utile migliorare le condizioni del contesto in cui egli è inserito. L’adozione a distanza contribuisce alla crescita ed al sostegno sotto tutti i punti di vista, ma se le strutture ospedaliere di un paese non sono adeguate risulta più difficoltoso garantire anche solo le cure mediche. Per questo ad esempio non bisogna commettere l’errore di valutare negativamente le associazioni che dichiarano di destinare una certa percentuale di donazioni a questo tipo di iniziative.

Tuttavia, l’aspetto fondamentale sono i feedback che le Onlus garantiscono a fare la differenza, si dovrebbero dunque scegliere quelle associazioni che rilasciano un attestato di adozione certificata e che inviano report periodici sullo stato di salute e sui miglioramenti fatti dal bambino, oltre che la possibilità di comunicare con lui tramite lettere e fotografie.

Per quanto riguarda le testimonianze suggeriamo di non fermarsi solo a quelle lette online sui siti ufficiali delle varie Onlus o sulle riviste, ma di indagare su forum sul web o chiedendo a conoscenti. Ricevere un riscontro personalmente, parlando cioè dal vivo, al telefono o anche solo via mail/chat, con le persone che hanno già aderito ad un progetto di adozione a distanza aiuta a sciogliere dubbi e ad avere conferme, oltre che fare proprie tutta una serie di informazioni utili.

I prezzi delle adozioni a distanza

Così come ci sono tante Onlus che promuovono e si impegnano, attraverso principalmente i propri volontari, in queste adozioni a distanza, ci sono anche tanti prezzi differenti. Tuttavia, le cifre di partenze sono pressoché allineate tra i vari enti no profit e si parla quindi di circa 1 euro al giorno, cifra che ovviamente può salire.

Basta veramente poco per fare la differenza, per aiutare chi è in difficoltà e rischia di non avere un futuro. Ecco che a nostro avviso quello su cui occorre interrogarsi prima di fare un passo del genere ed adottare un bambino a distanza non riguarda l’aspetto economico, ma l’impegno umano, morale.

Aderire a questo tipo di programmi deve essere una scelta consapevole, una scelta da assumersi con serietà in quanto comporta una responsabilità. Come detto poco fa, non si tratta solamente di fare un pagamento e basta, bensì di essere partecipi della crescita di un bambino che potrebbe essere orfano, o malato, o ancora impossibilitato a frequentare la scuola e a divenire un uomo istruito ed indipendente.

A nostro avviso ciò che è importante è anche la condivisione di tale scelta con la propria famiglia, rendere cioè noto in primis ai familiari, ma poi anche agli amici più stretti il proprio progetto.
Queste azioni solidali andrebbero sempre condivise perché sono gesti d’amore puro e sensibilizzare le proprie conoscenze è sempre utile. Così come un bambino adottato a suo modo influenza gli altri bambini della sua comunità, anche voi mostrando ciò che ricevete, ma soprattutto la luce che emanano gli occhi dei bambini in foto, parlerete al cuore di chi vi sta ascoltando.

Soprattutto se avete figli o nipoti dovreste coinvolgerli e mostrare loro che cosa il proprio bambino sostenuto a distanza scrive ed impara. Il dialogo dovrebbe essere ricco, soprattutto da parte vostra ed abbracciare quindi tutta la famiglia, così il bambino si sentirà ancor più vicino a voi ed il vostro legame si fortificherà.

Bicicletta bambino a che età?

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bicicletta bambino

I bambini sono attratti da ciò che è colorato e che si muove, come le biciclette per esempio, ma qual è l’età più indicata per acquistarne una ai propri figli? E soprattutto, che tipo di bicicletta bisogna scegliere?

Il modo di concepire ed affrontare l’infanzia negli ultimi anni è cambiato notevolmente, quindi anche il concetto delle due ruote è stato rivoluzionato. Se in passato i bambini venivano fatti avvicinare alla bicicletta intorno ai 3 anni, oggi già da un anno si potrebbe far spostare i propri figli con una bicicletta speciale.

Sì perché non stiamo parlando delle classiche biciclette da bambini con le rotelle che fino a pochissimi anni fa rappresentavano l’unica scelta possibile, bensì di biciclette senza pedali e senza rotelle, che sono chiamate Balance Bike, Push Bike, Pre Bike o Run Bike.

A prescindere dal nome utilizzato, si tratta dello stesso tipo di bicicletta che si contraddistingue appunto per avere solo due ruote, un telaio, un manubrio ed una sella, oltre che un design estremamente semplice, così come è semplice, se non addirittura intuitivo, per i bimbi piccoli, capire come si usa.

Infatti devono solo sedersi sulla piccola sella e muoversi con i piedi, dandosi ovviamente la spinta con le proprie gambe. Dai 2 anni i bambini possono dunque utilizzare questo tipo di bicicletta e passare poi direttamente alla bici senza rotelle. Questo perché le biciclette senza pedali e senza rotelle aiutano a sviluppare e migliorare gradualmente il senso di equilibrio.

Ed è sempre per questo motivo che andrebbero preferite rispetto alle tradizionali biciclette con rotelle che non contribuiscono a sviluppare l’equilibrio, anzi fanno proprio il contrario, lo alterano!

Cosa significa Balance Bike

All’estero queste nuove biciclette, che abbassano la soglia di età di primo utilizzo delle due ruote, sono molto conosciute, apprezzate ed acquistate, mentre qui da noi in Italia sono viste ancora con un certo scetticismo, che è dettato principalmente da una mancata conoscenza sia del prodotto sia dei vantaggi che comporta. Come tutte le novità, fatica un po’ a stabilizzarsi.

Dicevamo appunto che in Europa, soprattutto nei paesi del nord, è molto usata, ed infatti i nomi che vi abbiamo menzionato poco fa sono tutti inglesi e tutti aventi a che fare con il modo di usare la bici, che è chiamata Balance Bike, cioè “bici dell’equilibrio” proprio perché consente di stabilizzare il senso di equilibrio nel bambino.

Viene altresì chiamata Push o Run Bike rispettivamente perché prevede di spingere con le gambe e correre, infatti i bambini dopo che hanno preso confidenza con il mezzo aumentano sempre di più la velocità, arrivando quasi a correre, o insomma a muovere velocemente le gambe…senza che questo comporti comunque un qualche pericolo!

Vi è anche chi la chiama Pre Bike nel senso di bicicletta che viene prima della bicicletta tradizionale e vi è anche qualche genitore che la fa usare già intorno ai 18 mesi. Se infatti un bambino ad un anno e mezzo ha un buon controllo dei propri movimenti, può trovare un’agevolazione con questa bici, la quale appunto aiuta a mantenersi ancora di più in equilibrio.

I vantaggi della bicicletta senza pedali né rotelle

  • Stimola la percezione di sé, infatti acquisendo e migliorando l’equilibrio, il bambino sviluppa la sua percezione in relazione al mondo esterno. A sua volta questo contribuisce ad un apprendimento più veloce nell’uso della bicicletta con pedali. Viene più naturale quindi guidare una bicicletta normale e non c’è quasi bisogno di sorreggere né spingere il proprio figlio, pratica che ogni genitore ha invece sperimentato con il passaggio della rimozione delle rotelle alla bicicletta.
  • Non è pericolosa perché la velocità non potrà mai essere elevata in quanto è data esclusivamente dalla spinta del bambino; al contrario, le bici con le rotelle possono raggiungere velocità più sostenute e a poco servono i freni se il bambino non li sa usare.

Può essere usata su qualsiasi superficie, anche sconnessa come può essere un prato, un manto stradale non asfaltato o di terra battuta, cosa che invece non è possibile con la bici con le rotelle.

  • Non necessita di manutenzione, non essendo dotata né di catena, pedali o freni, è difficile che presenti un guasto. L’unico intervento che vi si può fare, in alcuni modelli, è alzare l’altezza della sella così da seguire la crescita naturale del bambino.
  • Tanti tipi e modelli tra cui scegliere con prezzi, ma soprattutto materiali differenti: il legno per esempio è esteticamente molto bello ed è altresì resistente.

Il mio orgoglio sei tu e non i tuoi voti

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bambini e voti

Cari mamme e papà, ricordate sempre che il vostro bambino prende buoni voti perché voi siate orgogliosi di lui, ma impara per se stesso, per la voglia di conoscere, perché è curioso del mondo e perché sta costruendo se stesso…

i buoni voti sono solo una meravigliosa conseguenza del suo entusiasmo, se li carichiamo di aspettative l’entusiasmo lascerà il posto all’ansia.

Il mio orgoglio sei tu e non i tuoi voti

I voti non sono lo specchio di ciò che sei, tu non sarai mai i tuoi voti, tu non vali così poco, sei molto di più.

Avevo grandi obiettivi per i tuoi primi anni di scuola e tu li hai meravigliosamente raggiunti tutti: volevo che fossi entusiasta ogni mattina, volevo che la voglia di imparare e di sapere fosse parte di te, che scoprissi che la scuola non è solo impegno e fatica, ma condivisione, autonomia, entusiasmo, e’ il momento in cui puoi essere te stessa e attingere a ciò che sei, senza il supporto di di mamma e papà, ma con strumenti diversi, con approcci che non conoscevi e che non sono quelli di casa.

I nostri bambini e il gruppo di compagni a scuola

Far parte di un gruppo e confrontarsi con i compagni può essere complicato a volte, ma ti aiuterà a costruire le basi del tuo approccio agli altri, al mondo, alla vita.

Sperimenta ciò che sei e costruisci quello che vuoi diventare, noi saremo qui ad ascoltare i tuoi racconti, a sentire le tue lamentele, a gioire dei tuoi traguardi e a consolarti per le sconfitte, ti daremo consigli che a volte non ascolterai e ci arrabbieremo perché sarai disubbidiente e testarda, ma poi gioiremo di questa sana normalità, perché l’orgoglio non è una bambina perfetta, ma una bambina felice e serena, l’orgoglio non me lo daranno mai i tuoi voti, ma il risultato di ciò che stai costruendo.

Tu non sei valutabile, non sei la tua pagella, tu sei curiosità, entusiasmo e scoperta costante, e l’obiettivo di ogni genitore è alimentare tutto questo, sempre, risponderò alle tue domande (santo google) impareremo  insieme un sacco di cose e le faremo nostre.

Ti amo piccola donna, ti amo tanto mio orgoglio!

Che significato ha il Natale?

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natale bambini

Molti genitori si interrogano su quale sia il modo migliore per far vivere ai loro bambini il calore del Natale con tutta la sua magia e stupore…beh basta domandarselo è il momento di farsi contagiare dal loro entusiasmo!

Credete fino in fondo alle storie che raccontate ai vostri bimbi: il Natale è un momento magico spensierato e felice, unico per tutta la famiglia, per stare insieme a cantare canzoni natalizie, mangiare dolci e aspetterete l’omone dalla barba bianca, la mattina del 25 i pacchetti sotto l’albero vi ricorderanno le persone che amate e che vi amano.

Natale è stare insieme, è dirsi ogni giorno che ci si vuole bene, è dimenticare per un po’ le brutture del mondo, i musi lunghi, le fatiche, i dispiaceri…
Natale è un calendario dell’avvento che ogni giorno regala un pensiero, una filastrocca o una poesia ad uno o più componenti della famiglia.

Tutto l’entusiasmo dei bambini, le loro faccine sorprese, il divertimento nei preparativi degli addobbi, le luci per le strade, vi faranno dimenticare le difficoltà della giornata e sarete felici di essere genitori!

Se il Natale è magia, allora bisogna approfittarne perché è troppo difficile non pensare a tutte le responsabilità che ci appesantiscono la giornata, solo la magia può rimandare tutto a dopo le feste, ora si torna bambini e invece di preoccuparsi di come soddisfare i desideri dei piccoli, si può vivere con loro questo periodo.

Come far vivere il Natale ai vostri bambini

Per esempio la sera prima di andare a letto si può mettere sul balcone un biscottino per i folletti che di notte lavorano molto per fare i regali e controllare le case dei bambini buoni, la mattina per prima cosa i bambini correranno a controllare se il biscotto è stato gradito e magari ogni tanto troveranno un piccolo dono di ringraziamento (una pallina nuova per addobbare l’albero, un disegno da colorare….), poi prima di andare a scuola , solo dopo essersi vestiti e lavati come i bravi bambini, si può aprire la casella del calendario dell’avvento.

Immaginate come la mattina abbia un inizio migliore, i vostri bambini si prepareranno velocemente e senza storie e i loro sorrisi saranno una buona compagnia durante una giornata intensa.

E’ il momento delle richieste dei regali? Le letterine sono diventate pergamene di un valore inestimabile? Anche qui ricordatevi che non è una vincita al superenalotto per i bambini, ma Natale! E’ quindi importante spiegare in anticipo che babbo Natale, i folletti, Gesù Bambino, Santa Lucia e la Befana devono pensare ai bimbi di tutto il mondo e dopo aver parlato dei loro desideri spiegategli quello che credete sia possibile che venga esaudito, fate con loro una revisione delle richieste, così che tutti i bambini possano essere soddisfatti, poi chiedete al bambino di scrivere anche dei desideri per i nonni, o per mamma e papà (se fate altri regali ad altre persone della famiglia, metteteli nella letterina, questo aiuterà il bambino a sentirsi più generoso).

Non dimenticate che alla fine è bene concludere con dei pensieri, perché se Natale è magia perché non chiedere cose che ci sembrano irrealizzabili? La fine di tutte le guerre, passare più tempo con mamma e papà, diventare bravissimi in matematica, una vacanza al mare, la salute di persone care, la simpatia della vicina di casa…chissà che qualcuno da lassù non abbia la capacità di rendere possibile alcuni di questi desideri!

Diversità, come educare i bambini

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DIVERSITA’….COME EDUCARE I BAMBINI

Diversità, disabilità, difficoltà, nazionalità, lingua, dialetto… i bambini si rapportano a tutto questo con estrema naturalezza, non hanno pregiudizi, diffidenza e non mostrano fatica a confrontarsi con l’altro.

Ovviamente questo atteggiamento lo vediamo nei bambini molto piccoli, che vivono ancora in una condizione di totale spontaneità e non sono “inquinati” dai pensieri e dalle azioni del mondo esterno.

Ho utilizzato volutamente la parola inquinati, proprio per rendere chiara l’idea di come si possano e si devono  indirizzare i bambini verso un atteggiamento o un pensiero che inevitabilmente li condizionerà nel rapporto con il mondo e con gli altri.

I bambini sono il risultato di un carattere unico e personale e l’ambiente che li circonda; questo può spaventare molto l’adulto perché è un dato chiaro di come sia determinante l’educazione della famiglia, l’ambiente scolastico e di vita di ogni individuo durante la formazione di sè stesso.

Concordo sul fatto che sia una responsabilità grande quella degli educatori e dei genitori, ma è anche la parte più stimolante e gratificante che permette ad ognuno di noi di riflettere sulla possibilità di cambiare qualcosa.

Non è necessario essere Martin Luther King per conoscere i danni che la diffidenza e la discriminazione possono creare, ognuno di noi ha chiara l’idea di “diverso”, e questa non deve essere una parola difficile da usare. Sfruttiamo la spontaneità dei bambini per mantenerla ed educarli alla sensibilità nei confronti dell’altro chiunque esso sia.

I bambini vanno solo aiutati ad uscire dal loro naturale egocentrismo, se durante questo processo li si educa all’apertura, alla conoscenza e alla curiosità del mondo, che è fatto di mille sfaccettature e diversità, allora sapranno adattarsi ad ogni situazione con sensibilità e senso civico.

Molti genitori si chiedono come spiegare ai figli che il loro compagno di classe è diversamente abile, perché un altro non festeggia il Natale, o non mangia la carne……

Il mondo è fatto di carrozzine (purtroppo), di colori, di persone bionde, more, albine, mulatte, vegetariani, vegani, alti, bassi, eterosessuali, omosessuali

non voglio cadere nel solito discorso retorico e qualunquista e quindi vi faccio dei meravigliosi esempi di frasi di bambini per capire come sia importante che rimangano nella loro totale spontaneità, ma soprattutto per riflettere sulla loro facilità di approccio ad ogni situazione.

Le frasi dei bambini

Chiara tre anni  è in un negozio con mamma e papà a comprare le scarpe, incontra una signora sulla sedia a rotelle: “Mamma vedi che esistono i passeggini per i grandi? Comprane uno anche tu per quando sei stanca!”, la madre arrossisce e la signora sulla sedia a rotelle sorride dicendo: “Tesoro, ma io non posso camminare, per quello ho questa sedia”, la bambina risponde “ E allora perché compri le scarpe se non puoi camminare?”.

Edoardo due anni e tre mesi, va con i suoi genitori a casa di amici che hanno appena adottato un bambino del Congo, appena entrano in casa i bambini si osservano perplessi e la mamma di Edoardo gli dice “ Dai un bacino a David, oggi potete giocare insieme e divertirvi” Edoardo si avvicina e lecca il viso di David, la mamma sconvolta: “Edo ma cosa fai? Ti avevo detto un bacino!” Secondo me era convinto sapesse di cioccolato.

Inutile sottolineare che le uniche persone imbarazzate e disarmate in queste situazioni sono gli adulti!

Potrei andare avanti per ore a raccontarvi altre storie come queste, perché lavorando con i bambini piccoli, mi capita spesso di ascoltare questi racconti da parte dei genitori, per non dirvi quali meravigliose situazioni mi capita di vivere con i bambini del mio nido. Ma la cosa che più mi interessa è sottolineare quanto sia  importante che i bambini mantengano questa visione della vita!

Come educare i bimbi alla tolleranza

Quindi alla domanda “come possiamo educare i bimbi alla tolleranza?” io rispondo: fate si che non sia necessaria la tolleranza, ma che sia tutto normalità e spontaneità, come raccontate ai bambini il perché di ogni cosa che accade attorno a lui, fate la stessa cosa di fronte alle diversità, per loro è tutto una novità e quindi impareranno che le mamme e i papà dei loro compagni fanno lavori diversi dai suoi genitori, che alcuni sono sposati e altri no, che alcuni vivono in una casa grande con giardino e altri no, che in certi paesi lontani ci sono le tigri e i leoni, invece dei leprotti, che ci sono bambini allergici ad alcuni alimenti e altri che fanno fatica a svolgere le semplici azioni quotidiane ed è importante aiutarli come si fa con i bimbi piccoli che non hanno ancora imparato a camminare,  a parlare o a giocare a pallone…

Il segreto è incuriosire i bambini a chiedere e domandare, anche se a volte può essere imbarazzante, ma è l’unico modo per non suscitare in loro tabù che si trasformeranno inevitabilmente in distanza e diffidenza, invece di convivenza e integrazione.

Inutile poi sottolineare che l’esempio fa parte del primo e più naturale metodo educativo, siete l’esempio di vita per i vostri figli e a questo non potete sottrarvi, anzi sarà il punto di forza per abituare i bambini a costruire piano piano dentro di loro una visione di umanità, senso civico, rispetto, rapporti umani…

La parte più difficile del lavoro di genitori è proprio il lavoro costante su se stessi, perché gli occhi dei bambini sono sempre puntati sulla loro mamma e il loro papà, che vedono come degli eroi che non sbagliano mai, da amare ed imitare .

Bimbi a Tavola

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alimentazione bambini

Ed eccoci ad affrontare un altro argomento che attira l’attenzione, e a volte anche la preoccupazione, di mamme e papà…l’alimentazione dei vostri bambini!

Il confronto costante con i genitori mi ha permesso di confermare quanto la gestione dei pasti sia difficile per molte famiglie, forse il punto è proprio questo, troppi dubbi, domande e paure accompagnano un momento che invece deve essere vissuto con serenità e naturalezza. Prima con l’allattamento, poi con lo svezzamento  il bambino costruisce il rapporto con il cibo, fonte di sostentamento e di crescita.

Ma spesso invece di lasciargli tempo per abituarsi alla novità, si è preoccupati che “non mangi abbastanza”, così inizia un vero e proprio lavoro su cosa cucinare, come cucinarlo, quando cenare …

Tutte queste attenzioni portano il bambino alla consapevolezza che l’argomento pappa è utile ad attirare l’attenzione su di sé e da qui il suo rapporto con il cibo diventa strumento di forza per ottenere ciò che vuole.

Ad aumentare i dubbi dei genitori, ci sono i continui cambiamenti sulle regole dello svezzamento, le pubblicità di mille prodotti adatti al bambino, la continua presenza, nei bar, nei supermercati e nelle dispense di casa di moltissime alternative per la merenda, appetitose, con sorpresine e carte colorate che attirano l’attenzione del bambino molto più di una carota, di una mela o di una fetta di pane con il miele.

Ma quindi cosa è giusto? I cibi confezionati sono da proibire sempre e comunque?

Rifarsi sempre al buon senso è sempre la scelta giusta, nulla è proibito, ma ci sono tempi e modi per consumare i cibi, l’alimentazione deve essere varia e completa, e quindi ok al succo di frutta e biscotti, ma solo a merenda e alternati a frullati colorati, spremute d’arancia, macedonie e spiedini di frutta, a pranzo e cena il pasto deve essere scelto da mamma e papà, evitiamo di far scegliere al bambino cosa mangiare altrimenti pasta al pomodoro o pizza o cotoletta regneranno sulla nostra tavola ogni giorno, e, aspetto fondamentale, tutti mangiano le stesse cose a tavola, insieme, la condivisione è l’elemento principe di ogni pasto!

Comprendo quanto risulti difficile mostrarsi indifferenti all’inappetenza dei bambini, ma quando si tratta di soggetti sani, che hanno solo poco appetito, bisogna rispettare le singole necessità, senza incrementare il potere che il cibo ha sulla preoccupazione per la  salute, solo in questo modo riuscirete a incentivare il giusto rapporto con il cibo, permettendo di regolarsi autonomamente in maniera sana ed equilibrata, ascoltare il proprio corpo e diventare gestori unici del sintomo fame-sazietà è una grande conquista per ogni bambino.

Ansia da ripresa, ecco come gestirla

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ansia rientro a scuola

Cari genitori, ma soprattutto cari bambini, ci siamo settembre è arrivato e voi siete pronti?

No, non parlerò della ripresa dopo le vacanze, non farò l’elenco di tutto ciò che può aiutare i ragazzi a riprendere al meglio le lezioni; vorrei solo riflettere e osservare i bambini e, mettendoci nei loro panni, provare a percepire tutta la tristezza della fine delle vacanze.

Alcuni di voi avranno notato che i loro figli sono più stanchi e affaticati, svogliati nel fare i compiti, alcuni anche regrediti da un punto di vista della didattica, e poca collaborazione per i compiti estivi.

Così i genitori incalzano con frasi del tipo “È finita la pacchia”, “Tra poco le cose cambieranno”,” Sei stato a casa tre mesi, sarai stufo di non fare niente”!

E invece no, loro non sono stufi di avere tempo per se stessi, di non avere appuntamenti, orari, impegni, doveri da assolvere…

Si perchè lo sport, la scuola, i compagni, sono tutte cose interessanti e stimolanti, ma attingere a se stessi, avere tempo di ascoltarsi, di osservare il mondo stando fermi, senza correre, con calma e anche un po’ di sana noia… Beh è questo il successo delle vacanze estive!

I bambini hanno bisogno di questo break, per sperimentare ciò che li circonda e che non hanno il tempo di osservare durante l’anno, hanno bisogno di utilizzare tutta la loro fantasia per inventare giochi e passatempi, di stare all’aria aperta e respirare, correre, urlare, saltare e rotolare a terra, hanno bisogno di tornare a casa sporchi e sudati.

Quindi, mamme e papà tenete conto che rinunciare a tutto questo può essere stressante, siate comprensivi con i vostri figli un po’ nervosi o distratti in questo periodo, potrebbero non sentirsi all’altezza della ripresa.

Ma ora la domanda è: “Cosa posso fare per aiutare il mio bambino?

Supportatelo e sostenetelo, rassicurandolo del fatto che sarà in grado di cominciare alla grande, che la ripresa sarà graduale, che può capitare di dimenticarsi qualcosa, ma appena tornati sui banchi di scuola gli amici, l’ambiente, le insegnanti e il ripasso dell’anno precedente renderanno tutto automatico e naturale.

Insomma un po’ di tristezza e ansia da ripresa è più che giustificata e il sostegno di mamma e papà e’ davvero necessario!

Se invece state affrontando una grande novità come l’inizio di un nuovo percorso scolastico, un cambio classe, nuovo sport …ricordatevi che i bambini hanno sempre bisogno di punti di riferimento stabili, quindi raccontate del vostro primo giorno di scuola o asilo e quali strategie avete attuato per sentirvi meglio; passate spesso davanti al nuovo edificio e descrivete insieme ciò che vedete enfatizzando quello che vi colpisce (un ampio giardino, i disegni dei bambini appesi alle finestre, la grandezza dell’edificio che probabilmente accoglie molti compagni di giochi, se non conoscete l’interno, fatevi guidare dal bambino descrivendolo o disegnandolo: aule, palestra, mensa…).

Un altro strumento per sedare l’ansia dei bambini è quello di dare un nome alle insegnanti e immaginare se hanno dei figli, o se amano i cani, oppure che sport praticano; in questo modo renderete umana una figura che per loro risponde solo al nome di MAESTRA, e della quale in alcune occasione hanno un po’ timore.

Soprattutto per l’inizio della scuola materna, ma va benissimo anche per le elementari, inventatevi e costruite insieme un talismano magico, magari con le iniziali dei componenti della vostra famiglia incise sopra, e date a questo oggetto il compito di tenervi compagnia e confortarvi quando ne avete bisogno, anche mamma e papà ne hanno bisogno, per esempio quando un collega fa l’antipatico, o quando dopo una giornata di lavoro si trova traffico in tangenziale, o semplicemente per sentirvi più vicini, perché avere nostalgia di casa è del tutto naturale!

Passate questo messaggio ai vostri bambini e con entusiasmo raccontate le vostre esperienze, li faranno sentire meno soli in ciò che provano perché sapere che anche mamma e papà ci sono passati e li hanno affrontati è davvero rincuorante.

Raccontatemi come state vivendo questa fase e … in bocca al lupo ai vostri bimbi!!

Cara Mamma, lascia i superpoteri e goditi i tuoi limiti

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mamma goditi i tuoi limiti

Ripensando all’immagine che avevamo dei nostri genitori quando eravamo bambini, è sicuramente una visione riconducibile a quella di un supereroe: invincibile, ha sempre tutte le risposte, non è mai stanco e non ha esigenze che siano diverse da quelle dei suoi bambini

Da una parte questo pensiero è rassicurante, ma dall’altra pone un’aspettativa troppo alta nei confronti dei genitori e di conseguenza nei confronti di se stessi da adulti, che fatica pensare che quando sarò grande dovrò essere perfetto, e che fatica per i genitori mantenere alta questa richiesta di onnipotenza.

Forse sarebbe più saggio preparare i bambini a delle aspettative diverse: mamma e papà sanno moltissime cose , ci sono sempre, mi amano moltissimo, mi insegnano a conoscere il mondo attraverso le esperienze quotidiane e anche loro sono entusiasti di imparare cose nuove, mi sostengono nelle difficoltà e ho imparato che quando si sbaglia poi si può recuperare, che ognuno eccelle in qualcosa, ma non si può saper far tutto……

questi pensieri sono molto più reali e rilassanti sia per i bambini che per i genitori! Soprattutto la Mamma, in quanto tale, crede di dover arrivare ad ogni cosa: i bambini, la casa, il lavoro, il marito, le amiche, la palestra e si costruisce una realtà fatta di mille impegni alla quale non si può dire di no, e tutto diventa più faticoso!

I bambini amano la loro mamma perché è LEI, perché li fa giocare mentre delega a qualcun altro le faccende domestiche, perché quando torna dal lavoro è molto stanca, quindi ha bisogno di fare una doccia rigenerante e poi torna la supermamma, perché dopo una serata con papà tornano entrambi più felici e rilassati e ci si fa tutti le coccole sul lettone, perché anche lei non è brava in matematica, ma ha trovato una fantastica insegnante di ripetizioni che ci sta aiutando a capirci qualcosa……

I bambini amano la loro mamma perché è umana, e se comprendono che TUTTI gli esseri umani hanno delle debolezze, delle paure e delle difficoltà, non avranno paura di dimostrare le loro.

Non crediate al fatto che quella che vi ho descritto prima rappresenta la famiglia perfetta, senza problemi né conflitti, ci saranno comunque i momenti in cui i bambini non vi permetteranno nemmeno di togliervi il giubbotto una volta tornate dal lavoro, che vi terranno il muso per un’uscita senza di loro, ma questo li abituerà a comprendere che al mondo esistono altre persone oltre a loro, con altre esigenze ugualmente importanti e crescendo imporranno il loro volere con rispetto, ma determinazione!

Pensate a quanto vi farebbe sentire rilassate ammettere che odiate la piscina, delegare i nonni e poi organizzare una biciclettata tutti insieme!
Scopri come comportarti se hai un bambino piccolo e a quanti anni può andare in bicicletta.

Non dovete necessariamente amare tutto quello che amano i vostri figli, e di contro i bambini non devono fare ciò che voi vi aspettate sia meglio per loro, siete degli individui completamente diversi e questo deve risultare un arricchimento non un limite.

Stimolate le inclinazione dei bambini e fategli conoscere le vostre passioni, saranno loro a scegliere, se non avete voglia di fare una cosa, piuttosto che obbligarvi e farla con fatica, proponete un’alternativa, magari inizialmente non saranno felicissimi, ma poi vi godrete un momento di serenità per tutti e i vostri bambini avranno imparato che nei rapporti bisogna scendere a compromessi.

Come comportarsi quando non si sa la risposta alla domanda di vostro figlio?

Quando vostro figlio vi chiede qual è il pianeta più vicino al sole e voi non sapete la risposta, ammettete la vostra non conoscenza e insegnategli come fare a scoprirlo, fatevi vedere incuriositi ed enfatizzate il ruolo dell’insegnante che sicuramente lo sa, in questo modo avete rafforzato la sua voglia di conoscere, la sua stima nell’insegnante e gli avete dato uno strumento per conoscere altre cosa.

Si avvicinano le vacanze, se odiate il mare, ma vi sembra sia il luogo più divertente per i bambini, non fatevi condizionare da questo pensiero e proponetegli una vacanza in montagna tra i boschi alla scoperta della natura e degli animali, probabilmente vi dirà che tutti i suoi amici sono più fortunati perché vanno al mare, ma poi imparerà ad apprezzare una cosa nuova, e se così non fosse l’anno prossimo sperimenterete altro, non è la fine del mondo!

Se una sera siete particolarmente stanche, ditelo al bambino e proponetegli di fare uno strappo alle regole: doccia insieme per ottimizzare i tempi, cena già in pigiama con pizza nel cartone perché mamma non ha voglia di cucinare e lavare i piatti e poi bambole o macchinine nel lettone… sarà una sera speciale, divertente e voi alle 20.30 vi ritroverete nel letto già pronte con la cucina in ordine!

Raccontate ai vostri bambini i vostri limiti i vostri desideri, le vostre passioni e spronateli a fare lo stesso, avrete modo di conoscerli meglio e trovare i lati in comune, per il resto ci sono papà, nonni, zii e associazioni sportive pronte a sopperire alle vostre “mancanze”. Se non avrete paura di mostrarvi per quello che siete sarete molto più soddisfatti e il tempo che passerete con i bambini sarà meraviglioso per entrambi!

Tutto questo vi aiuterà a comprendere meglio l’importanza del sostegno dei vostri piccoli, per esempio se siete campionesse di nuoto e vostro figlio odio l’acqua, non potete insistere perché impari a nuotare, ma dovete comprendere che ciò che è meraviglioso per voi non lo è per lui e viceversa.

il rispetto verso le scelte degli altri

In questo modo lo educherete al rispetto di sé stesso e degli altri, voi vivrete una quotidianità più semplice e il vostro bambino non si farà carico di un genitore da imitare nella sua perfezione!

Ovviamente perché questo sia fattibile dovete fidarvi di chi vi sta attorno, forse fino ad oggi siete state abituate ad avere tutto sottocontrollo, a fare tutto voi con il vostro metodo, ma arrivare ovunque è impossibile e richiede troppa fatica, quindi concedetevelo: il martedì diventerà la serata piadina cucinata dal papà, la spesa si può fare online (quasi ovunque), il venerdì sarà la serata degli zii con i cuginetti (la settimana successiva ricambierete il favore e anche gli zii avranno una serata libera!), il sabato dividete le faccende di casa con il marito, accettando che i vetri non saranno perfetti, ma l’importante è che siano puliti; così la domenica siete tutti liberi di godervi la giornata nel dolce far nulla!!!

Bambini Speciali

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Bambini Speciali

Non sono un bambino solo, ma a scrivervi siamo in tanti, noi siamo quei bambini che tutti definite “speciali”, vi piace chiamarci così perché vi fa sentire meno in colpa, noi siamo bambini in difficoltà e a volte gli adulti chiamandoci speciali pensano di assolvere ogni loro responsabilità verso i nostri confronti.

Invece avete molte responsabilità, sia che siate insegnanti, o genitori dei nostri compagni, e a maggior ragione se siete la nostra mamma, papà, zii, nonni, maestre…

Noi siamo bambini che non vogliono essere guardati come un punto di domanda, se avete dubbi chiedete o documentatevi, non vi faremo più male di quanto ne riceviamo con l’emarginazione, la compassione e a volte addirittura il fastidio che provochiamo in voi.

Io non rallento il programma del vostro bambino prodigio, o almeno se questo succede è colpa di un sistema che non funziona e non della mia mamma che chiede più attenzione alle insegnanti per darmi il tempo di mettermi al passo con i compagni.

Io non rovinerei le feste dei vostri figli se solo mi invitaste, io vorrei partecipare alla gita di classe, quindi se i vostri figli non hanno esigenze particolari, potremmo osservare le mie e consentirmi di esserci per vivere un’esperienza unica ed entusiasmante con i miei amici?

Ora voglio farvi capire cosa succede ad alcuni di noi: ci sentiamo confusi, in ogni momento nella nostra testa è come se si stesse giocando la finale di campionato e quindi anche le cose più semplici risultano difficili, ecco perché la mattina quando saluto la mamma sono agitato, perché davanti scuola c’è molta confusione e lasciare la mano della mamma fa paura, ma lei ci tiene che io entri da solo come fanno tutti, quindi aspetta che il maggior numero di bambini sia entrato e poi, tutte le mattina, osserva i volti dei bambini per riconoscere un mio compagno per farmi sentire vicino a qualcuno che conosco e poi mi dice: “Vai c’è Marco il tuo compagno di classe, entra anche tu, ma non lo disturbare mi raccomando”.

Si delle volte disturbiamo, perché gridiamo, ma lo fareste anche voi se doveste comunicare allo stadio durante la finale, noi abbiamo bisogno di un insegnante in classe che ci aiuti nella gestione della giornata e nello studio, ma ne abbiamo solo una per poche ore e a volte nemmeno tutti i giorni e quando viene spesso aiuta l’insegnante che non ha mai la “compresenza” e così ne approfitta per alcune attività complesse.

Noi non siamo mai invitati alle feste di compleanno, li vediamo i bigliettini colorati che i vostri figli distribuiscono ai compagni, ma per noi non c’è mai nessun biglietto.

Al saggio di fine anno concedete alla mia mamma di stare in prima fila perché io mi sono più sicuro se so che è vicino, lei sa tutta la canzone e la canta con me, così mi sento più tranquillo.

Se la maestra spiegasse meglio ai miei compagni come comunicare con me, io sarei più coinvolto, invece di dire semplicemente “Trattate bene Alessio, lasciate stare Alessio, abbiate pazienza con Alessio…”; così loro mi vedono solo come un impiccio, un fastidio e mi evitano.

Se i genitori dei miei compagni provassero a spiegare come si sente un bambino in difficoltà, parlando con loro senza farsi capire, legandogli una mano per poi dire “ora fai tutto come al solito e dimmi come ti senti”, prendendo l’esempio di una volta in cui il cugino più grande lo ha rifiutato e chiedendogli se comprende quanto sia doloroso un rifiuto… insomma semplicemente dedicando un po’ di attenzione in più, noi bambini “ speciali” ci sentiremmo più “normali” perché poi di tutto questa specialità, noi ne faremmo a meno.

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