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A chi affidiamo i nostri bambini?

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abusi-bambini - Asilo nido

Troppo spesso notizie agghiaccianti che vedono protagonisti i bambini e le violenze subite dalle loro “insegnanti”…

insegnanti?

No non si possono chiamare così degli esseri che abusano dei bambini, infangando un mestiere che è un privilegio fare, e chi come me lavora quotidianamente con lo scopo di garantire il benessere psicofisico dei bambini non si può considerare collega di certi individui, mi dispiace ma tu che maltratti fisicamente e psicologicamente degli innocenti non sei un mio collega!!!

Bisogna tutelare i bambini, assicurarsi del fatto che crescano in un ambiente sano, sereno e stimolante, sembra un’impresa facile, ma chi lavora con l’infanzia sa quale fatica accompagna questo progetto! Però vi ricordo che il nostro lavoro è una scelta! E per tanto laddove non vi sentiste in grado di assolvere tale compito siete pregati di farvi da parte!!!!!!!!!!!!!!!!!

Abbiamo il dovere di garantire il massimo delle nostre possibilità ai bambini, che non possono scegliere i loro educatori, ma attraverso queste figure crescono, apprendono, imparano a fidarsi degli altri e acquisiscono fiducia in se stessi: requisiti indispensabili per poter costruire una personalità stabile e serena. Quindi cosa si può fare perché non incappino in certi personaggi? Osservate, domandate, confrontatevi con le insegnanti, con gli altri genitori, ma soprattutto con i bambini, quando un bambino vive una situazione di fatica, disagio e addirittura violenza, anche se è piccolissimo ce lo comunica con il suo comportamento. Avete il dovere di ascoltare, di indagare e di tutelare. Chi opera nel sociale, chi lavora con l’infanzia e lo fa con amore e passione ve ne sarà grato e non infastidito, perché è consapevole del fatto che una volta garantita la vostra fiducia il lavoro sarà più facile e gratificante e si riusciranno a smentire prima le voci che ci vedono tutti coinvolti.

Spesso il tempo è limitato per poter vivere la quotidianità delle realtà scolastiche e educative dei nostri figli, quindi è necessario delegare altre persone per la gestione di tali momenti, ma riuscire a partecipare alle feste di compleanno, andare ogni tanto a prenderli all’asilo, accompagnarli al parco e vivere la realtà e le persone che li circondano aiuta a comprendere meglio i bambini, e loro hanno più possibilità di dimostrare i propri sentimenti di fronte alle situazioni che vivono.

Chiedere dei colloqui con le insegnati e le educatrici è un diritto di ogni genitore e permette di capire quanto queste persone conoscano il vostro bambino, quanto abbiano chiare le sue necessità e in questo modo sarà più facile collaborare tra scuola e famiglia per trovare una linea educativa comune per il benessere del bambino stesso!

Mi auguro che nessuno si trovi in determinate situazioni, ma qualora abbiate dei dubbi rispetto alla professionalità di chi si occupa dei vostri bambini non perdete tempo, i vostri figli si fidano di voi e siete gli unici a poter garantire la loro serenità…

Il Metodo Feuerstein

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problematiche emotive, di apprendimento, ritardo mentale e disagio sociale

Oggi vi parlerò di un progetto speciale, un metodo che da tempo ho studiato, sperimentato, e fatto mio; in cui credo particolarmente soprattutto dopo averne constatato i benefici e i risultati: IL METODO FEUERSTEIN.

L’INTELLIGENZA E’ UN’ENTITA’ PLASMABILE

L’obiettivo dell’apprendimento non sono le azioni concrete, ma le competenze!

Lo scopo delle singole prove non è la soluzione, ma l’individuazione di un processo mentale attraverso il quale si arriva alla soluzione: come la mia mente ha ragionato? quali strategie ha messo in atto?

Il metodo Feuerstein è un programma di educazione cognitiva, rivolto all’ età prescolare o alle situazioni di ritardo/carenza delle funzioni cognitive di base (ad es. ritardo mentale, paralisi cerebrale, disturbi dell’apprendimento…).

A partire da esercizi giocosi, alcuni manipolativi, che tengono conto della fase di sviluppo del bambino, si spinge il soggetto verso livelli più alti di astrazione e rappresentazione, anche dei contenuti emotivi del pensiero.

La natura concreta dei materiali e delle procedure premette di trasferire gli apprendimenti in altri contesti e portare l’individuo a più alti livelli di astrazione e rappresentazione. L’interazione mediata permette di far manifestare e potenziare le funzioni cognitive emergenti, carenti o del tutto mancanti.

All’interno del programma alcuni strumenti si focalizzano sulle emozioni che diventano così i contenuti del problem-solving (educabilità emotiva).

Tutto questo avviene attraverso un apprendimento mediato e quindi grazie ad un mediatore che si interpone tra il bambino e il mondo e prepara tutti gli stimoli così che il bambino possa gestirli e interiorizzarli.

La prima mediatrice è la madre, la quale, ancor prima che egli controlli il linguaggio verbale, seleziona per lui gli stimoli.

Richiama e cattura la sua attenzione, crea situazioni in cui egli sia portato a richiedere la mediazione. In questo stadio di sviluppo il contenuto svolge un ruolo secondario: lo sviluppo della struttura mentale non dipende dall’offerta di un contenuto specifico.

Feuerstein sosteneva che “i geni non hanno l’ultima parola” e così ha rivoluzionato il modo di intendere l’educazione, grazie all’introduzione della nozione di modificabilità cognitiva, secondo la quale le facoltà intellettive possono sempre essere accresciute e migliorate nel loro funzionamento, durante tutto l’arco di vita dell’individuo.

Perché ciò avvenga sono necessarie, secondo Feuerstein, delle esperienze di apprendimento mediato, in quanto l’apprendimento non avviene per semplice esposizione agli stimoli, ma piuttosto attraverso l’azione di un mediatore (l’adulto di riferimento) che funge da intermediario tra il soggetto e l’ambiente, filtrandone gli stimoli in modo adeguato.

Partendo dalle sue teorie, Feuerstein, creò un programma di intervento cognitivo chiamato programma di arricchimento strumentale (PAS CLASSIC e PAS BASIC) composto da svariati strumenti.

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