Come capire se un bambino è autistico

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capire se un bambino è autistico

L’autismo è una patologia di cui ancora oggi sappiamo poco e per la quale non vi è una cura.
Ove presente, rimane per tutta la vita, ma questo non equivale a dire che i problemi del bambino e dell’adulto autistico non possano essere migliorati.

Quel che è importante per fare la differenza è una diagnosi tempestiva, entro i primi 3 anni di vita di un bambino che sembra avere un comportamento anomalo, oltre che delle terapie riabilitative.

Queste terapie, da svolgere in compagnia con i genitori, i quali devono sempre essere vicini al proprio bambino in questa prima delicata fase della vita, servono principalmente per conferire al piccolo il dovuto supporto, così da renderlo indipendente dal punto di vista della quotidianità.

In poche parole aiutano cioè il bambino a mangiare, lavarsi e vestirsi da solo e a compiere altresì altri gesti di indubbia utilità.

Più difficile è che tali terapie riescano a cambiare quelli che sono gli atteggiamenti tipici dei soggetti autistici, che sono tendenzialmente asociali e scarsamente affettuosi. Ma con questo non vogliamo spaventare nessuno, perché un bambino è sempre un dono e merita amore ed attenzioni anche se è diverso dagli altri ed anche se è più difficile parlare e comunicare con lui.

Di sicuro i primi anni di vita saranno i più tosti, ma stando dietro al proprio figlio si impara a conoscerlo e a gestirlo e sarà più semplice e bello fare parte del suo mondo a colori.

Fin da subito ci sarà bisogno di pazienza e tanta positività: l’approccio nei confronti di un bambino autistico deve essere sempre positivo, va lodato ed elogiato con complimenti e parole dolci se compie un bel gesto e va totalmente ignorato se si comporta in malo modo.

Sgridarlo in maniera aggressiva o anche solo dargli attenzioni quando fa qualcosa di sbagliato potrebbe avere un potere rinforzante su di lui.

Quali sono i sintomi tipici dell’autismo

Finora abbiamo parlato di autismo, ma il termine più corretto sarebbe “spettro dell’autismo” in quanto le ricerche e gli studi in materia hanno fatto luce sui molteplici livelli di gravità con i quali questa patologia si manifesta nei diversi soggetti.

Ogni bambino, ogni persona è unica e manifesta il suo comportamento atipico in momenti differenti della vita e con gesti che sono compresi in una lunga lista.

Per questo è un compito arduo quello di presentare questa lista, che non potrà mai essere completa in quanto, appunto, ogni bambino affetto da spettro dell’autismo è un mondo a sé.

Tuttavia possiamo individuare i tre aspetti principali di questa patologia che sono l’isolamento, la chiusura del canale comunicativo e la rigidità nell’eseguire le attività più comuni o nel giocare.

Il bambino autistico quindi già da piccolo tende a stare da solo e a rifiutare il contatto con i genitori o altri bambini, non sorride quando la mamma gli si avvicina e vuol giocare con lui, non le risponde quando lo chiama, né piange quando va via.
Motivo per cui è importante che ogni mamma si prenda cura del proprio bambino ne abbiamo parlato qui: Care mamma abbandonate i poteri e pensate ai vostri bimbi!

Ogni bambino comincia a parlare con i propri tempi, però se ha 2 anni ancora non ha mai pronunciato nemmeno una parola e non riesce a far capire che cosa vuole, potrebbe avere un’alterazione dei sistemi di comunicazione, cioè una chiusura del canale comunicativo.

Per quanto riguarda l’età di queste manifestazioni, vi è chi già intorno agli 8 o 9 mesi non segue con lo sguardo le persone che ha vicino, non risponde con sorrisi agli stimoli e non allunga le manine per essere preso in braccio, ma vi è anche chi arriva a 12-16 mesi senza niente di strano e subisce poi la cosiddetta “caduta delle competenze” e comincia quindi più tardi a stare di più per conto proprio, a non parlare o evitare gli sguardi.

Cosa fare se si notano dei comportamenti anomali nel bambino

Quando si diventa genitori facciamo tutti paragoni con gli altri bambini, è una cosa normale e se stando con il proprio figlio si nota qualcosa di strano, sia quando è solo, sia quando è in nostra compagnia o con i suoi coetanei o altri bambini, prima di fasciarsi la testa occorre prendersi qualche giorno di tempo per osservare meglio il comportamento del piccolo.

Ripetiamo che non bisogna farsi suggestionare troppo dai risultati nei motori di ricerca, non bisogna farsi prendere dal panico, né gettarsi nello sconforto più totale, né tantomeno sminuire quanto si vede e pensare che sia una fase transitoria.

Se è una fase transitoria, un ritardo nel parlare o un momentaneo rifiuto del confronto con l’altro, spetta prima al pediatra e poi agli specialisti dirlo, come i neuropsichiatri infantili per esempio.

Le autodiagnosi in questo caso sono scarsamente efficaci, tuttavia è utile captare i segnali che qualcosa non va sulla base dei sintomi più comuni che abbiamo presentato.
Quello che vi è da sapere infine è che gli esperti, per attestare se il bambino ha uno spettro d’autismo o meno non fanno alcun tipo di esame strumentale, tipo risonanza magnetica o prelievo del sangue, ma raccolgono dati clinici attraverso l’osservazione del comportamento del bambino.

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