Comunica con i bambini

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comunicare con i bambini

Per comunicare efficacemente con i più piccoli è necessario smettere di pensare da adulto, bisogna calarsi nella parte e imparare a comprendere realmente come pensa un bambino, quali sono i suoi strumenti e le sue esperienze, e quindi capire come si può fornire il supporto necessario senza anticipare le sue richieste.

E’ vero non esiste un manuale per i “genitori perfetti”, ma nemmeno ai bambini ne viene dato uno per sapere come crescere bene, da qui il punto di partenza per costruire un progetto comune, da zero, da quando nasce una famiglia e impara a crescere insieme.

I genitori hanno il compito di educare, di indirizzare il bambino verso la strada giusta, di dettare le regole che serviranno per comprendere meglio la differenza tra giusto e sbagliato, sempre con la consapevolezza che la comunicazione con i più piccoli deve avere caratteristiche diverse rispetto a quella di un adulto, perchè bambini sono esseri sconosciuti al mondo, lo devono sperimentare entrando in sintonia con tutto ciò che accade attorno a loro, e l’adulto deve accompagnarli, farli sentire capaci e competenti, solo allora avranno la giusta convinzione di potercela fare.

Sembra facile no? Tutto qui? Bisogna solo dirgli che sono individui capaci?

Non è proprio così semplice perché per un genitore è difficile lasciare il proprio bambino libero di sperimentare senza intervenire, viene spontaneo anticipare le richieste del piccolo, intervenendo costantemente su cosa sta facendo: Hai freddo? Hai fame? Hai sonno? E ancora prima che possa rispondere si trova una felpa in più, un panino in mano, o tra le braccia della mamma che gli canta una ninna nanna.

In realtà il bambino non ha avuto la possibilità di sperimentare quella necessità e soprattutto non ha potuto comunicare il suo bisogno.

Cosa comporterà tutto questo?

Che crescendo quel bambino non sarà in grado di chiedere aiuto, perché darà per scontato che qualcuno arriverà in suo soccorso ancor prima che ne abbia realmente bisogno, e non avrà nemmeno costruito i SUOI strumenti per affrontare le situazioni di tutti i giorni, ecco che l’autostima verrà minata e il piccolo considererà la sua inadeguatezza come una incapacità di stare al mondo.

Sperimentare vuol dire toccare, cadere, piangere, ridere, vivere anche piccole frustrazioni con la consapevolezza che mamma e papà saranno lì ad accogliere il loro pianto; le prime frustrazioni vanno vissute a casa con la mamma e il papà che possono accogliere il disagio del bambino che, successivamente, sarà abituato ad accettare le sconfitte anche a scuola e con i suoi pari, ecco perché non è sano essere iperprotettivi nei confronti dei propri figli.

La tutela da parte dell’adulto arriva nel momento in cui quest’ultimo seleziona gli stimoli che propone, tenendo in considerazione che l’esperienza del bambino è limitata alla sua età e quindi per consolidare il suo senso di competenza dovrà esporlo a compiti sostenibili.

Insomma per comunicare efficacemente con i bambini è importante:

  • Mettersi alla loro altezza
  • Considerare le loro competenze e esperienze
  • Accettare ogni inclinazione e aspirazione personale dei bambini
  • Comunicare in maniera semplice e chiara
  • Utilizzare la fantasia per spiegare situazioni, emozioni e stati d’animo di difficile comprensione
  • Trascendere, cioè riportare la situazione ad una simile vissuta in precedenza così che il bambino possa comprendere meglio di cosa stiamo parlando es: “Ricordi che non riuscivi ad andare in bicicletta ora sei capace e vedrai che succederà la stessa cosa anche con i pattini!”
  • Prenderli sempre sul serio. I bambini se derisi si sentono incompresi, quindi se credete di sdrammatizzare un fatto per voi poco importante, ricordate che la loro idea di “importante” è ben diversa dalla vostra.
  • Trasparenza: ai bambini non si può mentire, loro vivono di sensazioni quindi se siete stanchi, arrabbiati o tristi, ditelo, solo così impareranno a fidarsi di voi! Non sarete credibili nemmeno ai più piccoli se con un’espressione triste direte di essere felici.
  • Date un nome alle emozioni. I bambini non sanno cosa succede dentro di loro quando si arrabbiano o sono tristi, spiegateglielo e date un nome a quella sensazione senza giudicarla, perché tutte le emozioni sono positive, sono i comportamenti che ne derivano che possono essere sbagliati.
  • Non giudicate il bambino, ma le sue azioni. I bambini sono quello che noi vediamo e se lo chiamiamo “cattivo” lui si comporterà come tale, comunicate diversamente: “So che sei un bravo bambino, ma quello che hai fatto è molto grave.”
  • Ad ogni azione corrisponde una reazione, prima i bambini comprenderanno questo concetto e prima saranno spronati a fare del loro meglio, “se mi comporto bene otterrò una reazione positiva, altrimenti una negativa”. Puntate molto alla reazione POSITIVA è quella che invoglia di più a fare la cosa giusta.

Impariamo a comunicare con loro correttamente!

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