Cosa posso fare se il mio bambino vuole stare sempre in braccio?

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bambino in braccio

Una mamma terrebbe sempre e per sempre il proprio figlio tra le braccia, ma così facendo il bambino rallenta nel processo di acquisizione della propria autonomia.

Quando e perché è importante mantenere il contatto stretto con un bimbo?
È sempre giusto ignorare il pianto di un bimbo?

I bambini hanno come unica forma di comunicazione il pianto.
Almeno fino a che il loro linguaggio non si sviluppa ad un livello sufficiente da consentire l’espressione dei propri bisogni.

Attraverso il pianto comunicano fame, sonno, fastidio, dolore e anche la voglia di coccole e il bisogno di mamma. Bisogna considerare che un bambino appena nato subisce un trauma, che per molti versi è simile a quello che prova la mamma: il distacco.
Per nove mesi un bimbo si forma e cresce all’interno dell’utero, ne è protetto ed è qui che ricava il nutrimento.
Un bambino fino al suo arrivo al mondo non conosce altro che la pancia della sua mamma, l’utero è la stata l’unica casa.

È importante considerare questa premessa per capire uno dei bisogni fondamentali del neonato nei primi mesi di vita: il contatto materno.
Un bimbo appena nato non piange solo quando ha fame o sonno.
Un bambino può piangere perché ha bisogno di sentire il contatto con la sua mamma, come abbiamo spiegato all’interno dell’articolo di come comunicare con il proprio bambino.

Spesso si sente dire che è importante non tenere in braccio i bambini per troppo tempo per evitare che ne prendano il vizio.
Quanto è vera questa espressione ? L’abitudine a stare in braccio nei primi mesi di vita non esiste.

Il bisogno di mamma è un bisogno fisiologico che va rispettato e assecondato.
Cosa diversa se si parla di un bimbo oltre i tre anni. Nei primi mesi di vita è importantissimo abbondare di coccole. Tenere il bambino il più possibile tra le braccia è fondamentale: fornire rassicurazione risponde ad un bisogno primario paragonabile a quello del nutrimento.

Quando occorre iniziare il distacco?

Non esiste un’età precisa in cui deve avvenire il distacco.
Questo è un processo graduale ed è importante che avvenga secondo tappe precise senza affrettare i tempi.
È importante che il bambino acquisisca autonomia e indipendenza ma soprattutto è importante che il bambino si senta protagonista del suo corpo.

Verso i due/ tre anni, i bambini iniziano a rispondere attivamente alle stimolazioni esterne: il gioco dei bambini a partire dagli input degli adulti sono di supporto a questo processo che porterà il bambino a voler scoprire il mondo esterno.
Non occorre dunque forzare i bambini.
Lasciarli piangere equivarrebbe ad una tortura psicologica e può rivelarsi rischioso : ignorare i segnali dei bambini, pensando siano sempre collegati ad un capriccio può distrarci da un bisogno importante.

Creare dei rituali per abituare il bambino alla sua indipendenza

Esistono valide strategie per rendere i bambini indipendenti e consci della propria vita all’esterno dell’utero materno a partire già dalle otto settimane di vita.
Ovviamente il bisogno di rassicurazione decresce mano a mano che il bambino sviluppa.
Il bisogno delle prime settimane sarà sempre più forte rispetto al bisogno di un bimbo che si avvia al primo anno di età.

Creare momenti di routine, che siano di relax come un massaggio alla sera prima della nanna o la riproduzione di un clima ambientale che sia sempre identico ad una determinata ora, contribuisce ad acquisire delle abitudini che non siano vincolate alla presenza della mamma.

Stabilire una differenza tra giorno e notte, tra il momento di gioco e quello del pasto può essere una strategia vincente adottabile già verso le 6/8 settimane di vita.

Compiere quotidianamente sempre lo stesso gesto, seguire una determinata routine ad una solita ora, contribuirà a rendere protagonista il bambino, a stimolarlo ad alcune attività come il sonno, allontanandolo gradualmente dal continuo e costante bisogno di stare tra le braccia di mamma.

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