Il Ruolo dell’Educatore

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il ruolo dell'educatore

Troppo spesso ci interroghiamo su quello che siamo, se stiamo facendo bene il nostro ruolo di educatori, quali aspetti ci competono, come rapportarci con l’utenza e con i colleghi

Insomma in campo educativo non si finisce mai di interrogarsi, e questo, a mio avviso, è il potere meraviglioso della passione per il proprio lavoro, che poi forse l’educatore non ha nemmeno scelto razionalmente, ci si è trovato a seguito di un percorso di vita che lo ha portato a scontrarsi con la realtà del fatto che l’educazione era parte della sua vita.

Ma quali sono gli aspetti comuni del ruolo educativo?

  • Empatia, l’atteggiamento empatico è quello che consente il rispecchiamento, mantenendo un atteggiamento disponibile per potersi connettere con il registro emotivo del bambino, che sentendosi compreso e valorizzato può esprimere e sperimentare.
  • Intenzionalità, l’educatore agisce accogliendo le emozioni dei bambini e dopo averle filtrate e rese sostenibili le restituisce ai bambini che le possono gestire, vivere e fare proprie.
  • Individualità, scontato e banale, ma altrettanto fondamentale, ogni persona piccola o grande che sia ha caratteristiche, attitudini e interessi propri e bisogna solo incentivarle e sostenerle, senza mai giudicarle, anche questo fa parte del ruolo educativo.
  • Il confronto è un altro aspetto imprescindibile nel ruolo educativo, perché l’educatore, la famiglia, il supervisore, il consulente pedagogico, i colleghi e i bambini sono tutti attori dello stesso film e se non si costruisce una comunicazione efficace tra i vari personaggi allora non esiste crescita.
  • Modificabilità, la consapevolezza della modificabilità di ogni cosa è quello che permette di costruire progetti e pianificare strategie, perché, come dice Fuerestein “I geni non hanno l’ultima parola”, quindi mai accettare l’assolutismo con i bambini.
  • Saper essere, è importante che gli educatori riescano a ripensare il proprio universo personale, le emozioni e i conflitti che nascono dalle relazioni con i bambini possono invadere e travolgere, riuscire a gestire tutto questo tormento emotivo è sinonimo di grande professionalità.

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  • Saper fare, si traduce nella quotidianità, perché oltre alla conoscenza l’educatore mette in atto quotidianamente le sue competenze gestendo concretamente e costruendo di giorno in giorno il suo progetto educativo.
  • Reciprocità, nella relazione con l’educando, l’educatore mette in atto dei meccanismi di scambio, perché le risposte dei bambini alle proposte educative sono boomerang che tornano indietro sottoforma di esperienza e formazione.
  • Accettare i limiti, questo è l’aspetto più reale e comune a tutti, perché l’educatore non deve mai dimenticare di essere umano e pertanto con dei limiti e confini, perché non tutto è risolvibile e non esiste la bacchetta magica, a volte i genitori non vogliono, le colleghe non collaborano, l’ambiente non è adatto, il tempo non è sufficiente e allora è importante accettare le condizioni e lavorare per portare i risultati migliori senza vivere la frustrazione del fallimento.

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