Non riesco a capire il mio Bambino

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Non capire il bambino

Quante volte non riusciamo a capire i nostri bimbi?

Quante volte ci sentiamo inadeguati e impreparati nel gestire momenti di crescita dei bambini?

A volte crediamo che sia la società, gli insegnanti, o i nonni, i compagni, o uno dei due genitori a sottolineare aspetti spigolosi o difficoltà del bambino che in realtà ha solo bisogno di più tempo, oppure ha un carattere difficile, o semplicemente non è stato compreso nelle sue esigenze.

Io lavoro con bambini molto piccoli, li accolgo con le loro famiglie anche a soli cinque mesi e fino a tre anni cresciamo insieme, e spesso incontro situazioni di difficoltà, un bambino speciale non si riconosce subito, a volte i genitori passano lunghi periodi prima di capire se stanno solo attraversando una fase di crescita particolarmente difficile, oppure se il loro piccolo e amato bambino ha bisogno di aiuto concreto.

E’ frustrante non capire cosa sta succedendo, ma è soprattutto destabilizzante non sapere come comportarsi e quando intervenire, così alcuni sono allarmisti e fanno diagnosi senza conoscere il reale significato di quello che dicono, altri rimandano di mese in mese attendendo lo “scatto di crescita” che possa compensare le difficoltà del momento, e a volte accade proprio così, i bambini ci sorprendono costantemente, e semplicemente cambiando approccio, impostando regole, rendendoli più autonomi e gratificandoli molto, tutto cambia.

Certo perché con i bambini spesso è necessario trovare la parola magica che non sempre è così chiara e scontata, a volte quella parola è ascolto, a volte è pazienza, altre è autonomia, oppure regole, socializzazione, libertà, ma altre volte è aiuto, e non bisogna temere di chiedere supporto a persone competenti che accompagnano le famiglie verso la comprensione dei bisogni del bambino.

Capire i disagi dei bambini

E’ vero che la società di oggi crea stereotipi già definiti di bambini perfetti che crescono secondo standard uguali per tutti, e non dobbiamo farci condizionare da questi “standard”, ma se il bambino comunica un disagio e l’adulto percepisce questo messaggio è suo compito accoglierlo e gestirlo.

I primi anni di vita sono fondamentali

Nei primi tre anni di vita si può fare molto, si possono sradicare meccanismi che si sono innescati chissà per quale motivo, ma che con piccoli interventi vengono modificati e il bambino se è in un età dove la modificabilità fa parte della quotidianità percepisce molto meno la fatica; quando i meccanismi di cui abbiamo parlato vengono confermati e consolidati, è più faticoso intervenire anche perché la consapevolezza del bambino rispetto al concetto di se e dell’altro è molto più alta.

I bambini hanno potentissimi strumenti che gli permettono di adattarsi a situazioni e di crescere con serenità e naturalezza, a volte la paura, e il senso di protezione ci porta a soffocare questi strumenti che non sono più chiari né al bambino e nemmeno all’adulto; l’importante è fermarsi, confrontarsi, creare un team di supporto con i nonni, i genitori, gli educatori, il pediatra… e se non bastasse anche specialisti qualificati a definire e gestire il disagio del bambino.

Prima lo si affronta e probabilmente più veloce sarà la risoluzione, sapere cosa fare e come comportarsi fa sentire meglio tutti perché si crea un percorso comune e si definiscono gli obiettivi, ma soprattutto si distrugge l’insopportabile senso di impotenza.

Il video sulla problematica: Comprendere i segnali dei nostri figli

Ecco il video di approfondimento creato dal mio team per voi lettori affezionatissimi:

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